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Una sentenza già definita come storica (Ti-Press/Archivio)
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13.01.2022 - 19:46
Aggiornamento : 21:10

Germania, inflitto l’ergastolo al ‘torturatore di Assad’

La Suprema corte regionale di Coblenza pronuncia la sentenza a carico del colonnello siriano Raslan, riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità

di di Lorenzo Trombetta (Ansa)

È una sentenza da più parti definita “storica” quella che oggi ha pronunciato la Suprema corte regionale di Coblenza, in Germania, nei confronti del colonnello siriano Anwar Raslan, condannato all’ergastolo perché riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità. Quello che alcuni hanno già definito uno dei “torturatori di Assad”, in riferimento al contestato presidente siriano Bashar al Assad, è stato riconosciuto colpevole dell’uccisione di 27 tra attivisti pacifici e dissidenti politici morti tra il 2011 e il 2012 nelle celle sotterranee del famigerato Dipartimento 251, anche noto come Dipartimento Khatib, della Sicurezza dello Stato a Damasco.

Il 58enne colonnello Raslan, da anni fuggito in Germania, è stato anche riconosciuto responsabile di torture, violenze sessuali e maltrattamenti contro migliaia di altri detenuti, finiti in carcere durante la brutale repressione da parte del governo siriano delle proteste popolari del 2011. Prima dello scoppio in Siria, undici anni fa, delle violenze poi trasformatesi in un conflitto intestino e regionale ancora in corso, Raslan aveva a lungo comandato il Dipartimento 258 della Sicurezza generale, un altro organo di repressione e controllo del governo siriano. Il processo contro Raslan, da più parti definito “politico”, è durato un anno e mezzo. Era cominciato nell’aprile del 2020 e si è basato sul principio, applicato dalla giustizia tedesca, della giurisdizione universale. La difesa potrà ricorrere in appello.

L’accusa ha esposto prove e testimonianze raccolte durante più di 100 interrogatori con circa 80 testimoni, la maggior parte dei quali sopravvissuti alle torture del Dipartimento Khatib. Anwar Raslan, il più alto esponente del sistema repressivo siriano finora arrestato all’estero, era stato arrestato a Berlino nel 2019. Era in Germania da cinque anni, arrivato assieme alla famiglia come “rifugiato politico” dopo esser stato aiutato a fuggire da influenti membri dell’opposizione in esilio. Questi stessi oppositori al regime lo avevano persino accreditato per partecipare nel 2014 ai “colloqui di pace” di Ginevra mediati dall’Onu.

Il processo Raslan è stato il primo durante il quale sono state usate come prove documentarie le atroci immagini di Cesar, pseudonimo del poliziotto siriano fuggito dalla Siria con 45mila foto di detenuti uccisi sotto tortura e la cui veridicità è stata confermata da esperti dell’Onu, di Human Rights Watch (Hrw) e di Amnesty International. A febbraio scorso, sempre il tribunale di Coblenza, aveva condannato a quattro anni e mezzo di detenzione Eyad Gharib, un membro di basso rango dei servizi di repressione di Damasco e collegato al Dipartimento 251 diretto da Raslan. Gharib è stato riconosciuto colpevole di complicità nel commettere crimini contro l’umanità.

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