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07.01.2022 - 19:49
Aggiornamento : 21:31

Pugno duro in Kazakistan, ‘spareremo per uccidere’

Il presidente Tokayev esclude ogni mediazione e usa il pugno duro con ‘banditi e terroristi’. Pieno appoggio anche dalla Cina

Ansa, a cura de laRegione

Supermercati, banche e ristoranti chiusi, la polizia che presidia i punti nevralgici, le truppe russe che controllano l’aeroporto. Una cappa di silenzio e di tensione pesa su Almaty, teatro delle peggiori violenze dei giorni scorsi in Kazakistan. “L’ordine è ristabilito”, nelle parole del presidente Kassym-Jomart Tokayev, sebbene al prezzo di decine di vittime. Ma ancora non basta: “Banditi e terroristi”, afferma il capo dello Stato rivolgendosi alla nazione con un discorso televisivo, non si sono ancora completamente arresi, e quindi lui stesso ha dato alle forze di sicurezza l’ordine di “sparare senza preavviso per uccidere”.

La leadership kazaka, intanto, serra i ranghi con gli amici del fronte anti-occidentale, che le garantiscono il loro pieno appoggio. Uno “speciale ringraziamento” lo riserva al presidente russo Vladimir Putin, che ha immediatamente risposto al suo appello di inviare le forze di Mosca insieme a quelle degli altri Paesi riuniti nel Trattato di difesa collettiva (Csto), cioè Armenia, Bielorussia, Tagikistan e Kirghizistan, oltre allo stesso Kazakistan. Ben nove aerei Ilyushin sono arrivati all’aeroporto di Almaty per trasportarvi soldati e mezzi militari russi. Mentre il presidente cinese Xi Jinping invia a Tokayev un messaggio di elogio per le “misure forti” da lui adottate, che hanno consentito di stroncare quella che ha definito una “rivoluzione colorata” delle “forze straniere”. Da Pechino, assicura Xi, arriverà all’uomo forte del Kazakistan tutto “il necessario sostegno”.

‘Devono essere distrutti’

Ora che il peggio della crisi sembra superato, il presidente kazako ha invece parole dure verso l’altro fronte, quello dei Paesi occidentali, che lo avevano invitato ad aprire un dialogo con gli oppositori per mettere fine alle violenze. “Che sciocchezza! – sbuffa dagli schermi della tv –. Come si può negoziare con criminali e assassini?”. Secondo Tokayev, infatti, i disordini sono stati provocati da “20’000 banditi” che hanno preso d’assalto Almaty. “Abbiamo avuto a che fare con criminali armati e addestrati, sia locali che stranieri. Pertanto, devono essere distrutti”, taglia corto Tokayev. Ma il presidente ne ha anche per i media e le organizzazioni per i diritti umani, “demagoghi irresponsabili” lontani dal sentire del popolo kazako, che a suo dire hanno avuto “un ruolo istigatore alle violazioni della legge e dell’ordine”.

Mentre internet comincia a essere riattivato in alcune regioni del Paese, e il presidente promette di revocare lo stato d’emergenza nelle aree in cui la situazione sarà tornata alla calma, il Kazakistan comincia a fare i conti con le conseguenze di questi cinque giorni di violenze. Secondo le autorità sono stati uccisi 26 di quelli che definiscono “criminali” e 18 membri delle forze dell’ordine, di cui due sarebbero stati decapitati. Oltre 3’800 gli arresti e non meno di 400 i feriti ricoverati negli ospedali.

Il tutto provocato da uno scoppio di rabbia popolare innescato da un’improvvisa impennata dei prezzi del Gpl, ma che non sembra tradursi in una reale minaccia per il regime a causa della mancanza di un’opposizione organizzata. Un ruolo rivendicato in un’intervista alla Reuters – non è chiaro con quale reale autorità – dall’ex oligarca Mukhtar Ablyazov, accusato in patria e in Russia di reati finanziari ma che vive in Francia con lo status di rifugiato politico.

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