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Ibrahim Haqqani durante l'intervista (Rossi)
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08.10.2021 - 05:10
di Filippo Rossi da Kabul

‘Vogliamo pace e sharia. Gli americani sono animali’

Parla Ibrahim Haqqani, leader di una delle famiglie più potenti del nuovo Afghanistan: ‘La nostra strategia è vincente? Chiedetelo agli Usa’

Da quando i talebani hanno preso il controllo di Kabul, molti quartieri sono cambiati completamente, occupati dagli alti ranghi del nuovo regime. Come Shashdarak, zona nota durante l’ex-amministrazione per essere il covo dell’élite delle Nds (i vecchi servizi segreti) e delle carceri occupate da temibili terroristi. Oggi, in molte di queste ville risiedono dei talebani. In una di queste c’è Ibrahim Haqqani, uno dei fondatori della famigerata Rete Haqqani insieme al fratello Jalaluddin. È lo zio di Serajuddin Haqqani, attuale ministro degli interni afghano nonché ricercato internazionale per terrorismo su cui incombe una taglia di 5 milioni di dollari. La famiglia Haqqani ha avuto un ruolo decisivo durante gli anni di guerra contro l’occupazione, accusata di terrorismo e di essere vicina ad Al-Qaeda. Oggi ha mantenuto un ruolo preponderante nel nuovo governo, occupando diversi posti ministeriali con i suoi esponenti e facendo discutere molto l’opinione pubblica.

Ibrahim Haqqani, oggi ultrasessantenne, ha un ruolo decisionale importante ma resta dietro le quinte senza apparire, sebbene sia stato artefice di molteplici missioni. Si siede e risponde alle domande.

Signor Haqqani, con l’anniversario dell’11 Settembre si è chiuso un capitolo storico per l’Afghanistan. Non solo perché ha sancito la fine della guerra, ma anche perché ricorrono i 20 anni da un attentato che cambiò la storia.

È una data molto simbolica per l’Afghanistan. Un giorno glorioso. La stessa data rappresenta allo stesso tempo la decisione unilaterale americana di invaderci, sebbene noi fossimo innocenti, e in particolar modo la data che ricorderanno per sempre come la loro sconfitta. Usarono il pretesto delle Torri gemelle per invaderci e occuparci, cosa che noi non abbiamo mai potuto accettare. Sono stati degli animali.

Dopo 20 anni, l’Emirato islamico dell’Afghanistan torna al potere e forma un governo. La decisione di non includere l’opposizione è stato oggetto di forti critiche.

Ci troviamo in una situazione molto delicata. Per includere le minoranze, con le quali sono già cominciati i colloqui, bisognerà aspettare. Stiamo cercando di convincere le persone a ritornare ai propri posti di lavoro, ad aumentare la fiducia. È una transizione durante la quale dobbiamo dare stabilità. Cerchiamo di riuscire a includere tutte quelle persone abili e con talento nella gestione dell’Afghanistan.

Sebbene nel governo precedente gli abusi contro le donne fossero presenti, oggi la parte femminile è stata esclusa dal potere decisionale e secondo molti lo saranno pure dal mondo del lavoro. Cosa farete?

Le donne avranno il loro posto. È giusto che, come gli uomini, possano lavorare, studiare, vivere come prima. Ma tutto ciò dovrà essere fatto rispettando la legge islamica, ovvero con un abbigliamento appropriato e la creazione di uno spazio di lavoro adeguato atto a evitare problemi di abusi come prima.


“Go America Go” (Keystone)

Ci sono anche problemi legati ad alcuni membri del gabinetto, presenti su liste nere internazionali, ricercati oppure apparsi al pubblico anni fa o dei quali non si ha nemmeno una fotografia.

Il fatto che ci siano personaggi su liste nere internazionali – non lo nascondo – è un problema che dovremo gestire e cercare di risolvere. Ma abbiamo affrontato molti problemi nei decenni. Questi sono problemi che non ci spaventano affatto se pensiamo che abbiamo combattuto e sconfitto un esercito come quello americano.

Durante le ultime settimane però ci sono stati scontri fra esponenti della vostra famiglia e altri attori della leadership talebana. Quali sono le vostre divergenze?

Nessuna. Noi facciamo parte dell’Emirato islamico dell’Afghanistan e condividiamo le stesse idee del resto del movimento.

Il nome della famiglia Haqqani fa molto discutere. Per anni siete stati demonizzati da alcuni, sostenuti da altri. Tuttavia, oggi, i vostri membri hanno ruoli di spicco nell’élite che governa il Paese.

La nostra famiglia gode di grande rispetto fra gli afghani per il semplice fatto che seguiamo parola per parola gli ordini del profeta Maometto e di Dio. Non ci siamo mai fatti corrompere dal potere né dai soldi. Per farla breve, non sgarriamo mai e abbiamo sempre mantenuto le promesse fatte alla nostra gente.

Parte della vostra nomea proviene anche dai metodi usati, a volte discutibili, come gli attentati contro i civili. Ve ne assumete la responsabilità.

Assolutamente. Se l’abbiamo fatto, non lo nascondiamo. Se non siamo stati noi, abbiamo sempre negato.

Quindi anche contro civili innocenti?

C’è una differenza grande e allo stesso tempo molto semplice. Se c’erano di mezzo civili afghani, spesso non eravamo noi. Ma se c’erano stranieri, allora sì.

Sta dicendo che quindi il vostro target erano gli stranieri, militari o civili che fossero?

Sì, esattamente. Non abbiamo fatto nessuna differenza. Se erano stranieri, civili o soldati, erano obiettivi da colpire.

La considera una strategia vincente?

Potete chiederlo agli Stati Uniti. Penso che possano rispondervi meglio di me. Il nostro obiettivo, sconfiggere il nemico, è stato raggiunto anche così.

Improvvisamente avete scelto di cambiare strategia, soprattutto dopo gli accordi di Doha del febbraio 2020.

Dopo aver firmato gli accordi con gli americani, abbiamo deciso di non combattere più le truppe straniere con la stessa intensità di prima. Faceva parte delle decisioni strategiche.

Rimane sempre il dubbio però, di come i Talebani siano riusciti a conquistare tutto il Paese senza riscontrare quasi nessuna resistenza. Alcuni dicono sia per accordi, altri che i soldati del governo fossero demoralizzati. Altri ancora parlavano di impreparazione…

Si dimentica spesso anche il fattore che anche noi siamo diventati più forti, combattendo con armi sempre più nuove e tecnologiche. Ma ciò che ha giocato in nostro favore sono state le proposte di amnistia che abbiamo fatto ai soldati del governo e agli ex-impiegati. Ha fatto la differenza. Molti si sono arresi permettendoci di risparmiare sangue afghano e di evitare il peggio.

Ora cosa succederà in Afghanistan?

Una cosa deve essere chiara. Vogliamo la pace. L’abbiamo voluta tanto e troppo a lungo. La nostra lotta è stata incentrata principalmente sull’imporre la sharia, la legge islamica. Ora che abbiamo raggiunto l’obiettivo, implementarla è essenziale per riportare la stabilità e di conseguenza anche una pace duratura. Senza sharia non riusciremo mai a trovare la tanto agognata calma.


Ibrahim Haqqani (Rossi)

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