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laR
 
18.08.2021 - 05:15
Aggiornamento: 17:10

Com’è lontana Venezia per Sahraa Karimi

In Laguna, nel 2019, fece una dichiarazione che oggi assume un enorme significato: oggi, la regista afghana è in fuga per salvarsi la vita.

di Ugo Brusaporco
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Sahraa Karimi (foto: ChandC / Wikipedia)

L’avevamo conosciuta a Venezia, nel 2019, quando alla Mostra del Cinema, nella sezione in concorso ‘Orizzonti’, aveva presentato il suo primo film di fiction ‘Hava, Maryam Ayesha’, un importante ed emozionante film sull’aborto. In quell’occasione, fece una dichiarazione che oggi assume un enorme significato: “Essendo una regista donna originaria dell’Afghanistan, mi sono ripromessa di raccontare le storie delle mie connazionali che cercano di cambiare la propria vita all’interno di una società tradizionale. Viaggiando in diverse città e villaggi afghani, ho raccolto dal profondo del Paese storie vere di donne come Hava, Maryam e Ayesha. Hava è il prototipo della casalinga afghana, Maryam è una donna colta, un’intellettuale, e Ayesha è un’adolescente della classe media. Tutte stanno tentando di non arrendersi alla società patriarcale che è stata loro imposta. Le decisioni che prendono sono una forma di resistenza a una vita predeterminata. Il mio obiettivo è quello di raccontare le vite di donne che per molti anni non hanno avuto voce e ora sono pronte a cambiare il proprio destino”.

Oggi, la regista afghana Sahraa Karimi, nata il 21 maggio 1985, è una donna in fuga nell’Afghanistan dei talebani. Un simbolo imbarazzante per i fondamentalisti, è la prima e l’unica donna in Afghanistan ad avere un dottorato di ricerca in Cinema e Regia, ed è, ancora, in questi momenti, la prima presidente donna dell’Afghan Film Organization (Afghan Film). Donna di coraggio, ha preso una dura posizione contro i vincitori con una lettera ripresa e amplificata nel mondo occidentale da Variety in cui afferma che, nonostante l’immagine pubblica lucida, l’agenda dei talebani è brutalmente feudale, paternalistica e prevede di riportare indietro l’orologio sulle donne e i loro diritti. “[I talebani] spoglieranno i diritti delle donne, saremo spinti nell’ombra delle nostre case e delle nostre voci, la nostra espressione sarà soffocata nel silenzio. Quando i talebani erano al potere, a scuola non c’erano ragazze. Da allora, ci sono oltre 9 milioni di ragazze afghane a scuola. Proprio in queste poche settimane, i talebani hanno distrutto molte scuole e ora 2 milioni di ragazze sono di nuovo costrette a lasciare la scuola”, ha detto Karimi. Aggiungendo: “Tutto ciò per cui ho lavorato così duramente per costruire come regista nel mio Paese rischia di cadere. Se i talebani prenderanno il controllo, vieteranno tutte le opere d’arte. Io e altri registi potremmo essere i prossimi nella loro lista dei successi”. E con ancor più durezza ha scritto: “Nelle ultime settimane i talebani hanno massacrato il nostro popolo, hanno rapito molti bambini, hanno venduto ragazze come spose bambine ai loro uomini, hanno ucciso una donna per il suo abbigliamento, hanno cavato gli occhi a una donna, hanno torturato e ucciso una donna che era una dei nostri amati comici, hanno ucciso uno dei nostri poeti storici, hanno ucciso il capo della cultura e dei media per il governo [ora deposto]”.

Il suo non è un pianto, è un urlato J’accuse contro chi per vent’anni ha seminato illusioni protette dalle armi, illusioni incapaci di diventare vere speranze e futuro. Oggi Sahraa Karimi è in fuga per salvarsi la vita.

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