11.08.2021 - 16:26
Aggiornamento: 20:59

Il Sudan consegnerà Al Bashir al tribunale dell’Aja

L'ex leader, rovesciato nel 2019, ha 77 anni. Lui e i suoi più stretti collaboratori sono accusati di crimini contro l'umanità e genocidio

Ansa, a cura de laRegione
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Omar al Bashir dietro le sbarre (Keystone)

Il Sudan consegnerà l'ex autocrate Omar al Bashir e altri due leader alla Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja che li ricercava da più di dieci anni per genocidio e crimini contro l'umanità durante il conflitto in Darfur. "Il Consiglio dei ministri ha deciso di consegnare le persone ricercate alla Corte penale internazionale", ha detto il ministro degli Esteri sudanese Mariam al-Mahdi incontrando il nuovo procuratore generale della Cpi, Karim Khan, in visita a Khartoum. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale Suna.

Il conflitto

Il conflitto in Darfur, una regione nell'ovest del Sudan, era iniziato nel 2003 tra il regime prevalentemente arabo di Bashir e i ribelli delle minoranze etniche che si consideravano emarginate. La guerra civile, protraendosi almeno fino al 2009 con strascichi l'anno dopo, ha causato circa 300.000 morti e quasi 2,5 milioni di sfollati, soprattutto nei primi anni, secondo il dato delle Nazioni Unite. Figlia dell'ex primo ministro Sadek al-Mahdi, rovesciato nel 1989 da un colpo di stato guidato proprio da Bashir, la ministro degli Esteri ha sottolineato "l'importanza" della cooperazione del suo Paese con la Cpi "per ottenere giustizia per le vittime della guerra del Darfur" ma non ha specificato la data dell'estradizione dei tre ex leader, la quale deve essere discussa tra il governo e il Sovrano Consiglio, il massimo organo responsabile dell'attuale fase di transizione.


Al Bashir durante la sua presidenza (Keystone)

Al-Bashir, 77 anni, era stato rovesciato dopo trent'anni di regno incontrastato nell'aprile 2019 da un movimento popolare senza precedenti innescato quattro mesi prima dal triplicamento del prezzo del pane. Nel febbraio 2020, il potere di transizione militare-civile istituito dopo la sua caduta si era impegnato verbalmente a promuovere la sua apparizione davanti alla Cpi, che aveva emesso mandati di cattura contro di lui e contro altre figure del vecchio regime per "crimini contro l'umanità", "di guerra" e "genocidio" in Darfur. Prima della sua caduta, l'autocrate aveva ripetutamente sfidato la corte viaggiando all'estero senza essere arrestato.

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