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24.06.2021 - 20:32

Orban non ritira la legge anti-gay, scontro con l’Ue

Lettera-denuncia di 17 Stati membri. Il premier ungherese non fa retromarcia: la normativa non è contro gli omosessuali.

Bruxelles – Viktor Orban è tra i primi a calcare il tappeto rosso dell'Europa building per entrare al vertice europeo, a Bruxelles. Cammina diritto verso il capannello dei media internazionali, si toglie la mascherina e come raramente lo si è visto fare ad un vertice europeo, risponde a tutte le domande, in inglese. Sono battute secche, da mattatore. Non gli importa se 17 leader - tra questi la cancelliera Merkel, il premier Draghi e il presidente francese Macron - hanno appena finito di recapitare una lettera-denuncia in difesa dei diritti Lgbti ai vertici delle istituzioni Ue. La seconda iniziativa degli Stati membri in una settimana. No, spiega, la questione non lo riguarda, perché quella ungherese "non è una legge contro gli omosessuali. È in difesa dei genitori e dei bambini".

E poco gli importa se il suo Paese ora corre incontro a una procedura di infrazione, dopo la missiva fatta recapitare a Budapest direttamente dalla presidente Ursula Von der Leyen. Vi si ravvisano "diverse violazioni delle direttive sui servizi dei media audio-visivi, dell'e-commerce" e soprattutto "della Carta dei diritti fondamentali". La scadenza per una risposta è fissata per fine giugno.

Legge già in vigore, non si torna indietro

Orban si fa scivolare addosso anche la condanna del segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, cercando di convincere che è tutta una montatura. "Bisogna leggere prima di criticare", contrattacca. E sfidando mezzo mondo, che in questi giorni ha protestato ammantato dei colori arcobaleno, annuncia che non ci sarà nessuna retromarcia. "La legge è già in vigore", scandisce, mentre i media di Stato a Budapest hanno già iniziato a diffondere la narrativa di una macchinazione montata dal filantropo americano di origini ungheresi Soros. L'uomo che da sempre Orban ha indicato come l'origine di tutti i complotti e tutti i mali dell'Ungheria.

Ma sullo stesso tappeto rosso, e alla cena dei leader già spaccata dalla spinta di Berlino e Parigi per un reset dei rapporti con la Russia e un vertice con Putin, molti altri leader raccontano una storia nettamente diversa. I più duri sono i rappresentanti del Benelux. Primo tra tutti, l'olandese Mark Rutte, che prende la parola per aprire il dibattito tra capi di Stato e di governo avvertendo che o l'Ungheria rispetta i valori dell'Ue o per lei "non c'è posto" nell'Unione.

‘Valori comuni fondamentali’

Anche il lussemburghese Xavier Bettel è furibondo. Lui - che nel 2015 si è unito in matrimonio con l'architetto Gauthier Destenay diventando il primo leader europeo a sposare un partner dello stesso sesso, e da sempre è in prima linea nella difesa dei diritti Lgbti - davanti alle tv parla della sua esperienza personale. "Accettare di essere gay è stata la cosa più difficile della mia vita - ammette -. Sentire che forse è perché ho guardato qualcosa in tv quando ero più giovane è inaccettabile. Mescolare pedofilia, pornografia e omosessualità è inaccettabile".

Proprio Bettel è stato tra l'altro il promotore della lettera-denuncia dei 17 leader, firmata anche da Draghi, che in vista della giornata dell'orgoglio Lgbti, il 28 giugno, e alla luce delle minacce contro i diritti fondamentali "ed in particolare il principio di non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, esprime l'attaccamento ai valori comuni fondamentali".

Il belga De Croo, arrivato con la spilla arcobaleno appuntata sulla giacca, definisce la norma magiara "stupida". Proprio il Belgio due giorni fa aveva fatto circolare una prima dichiarazione contro la legge, firmata anche in quel caso da 17 Paesi, tra cui l'Italia. "I Paesi non possono ricevere il denaro Ue ignorandone le regole", mette in guardia. E poi ancora l'austriaco Kurz: "Nella Ue non c'è spazio per l'odio, la discriminazione o l'intolleranza". Mentre Emmenuel Macron invita a "non mostrare alcuna debolezza nel condannare".

L’Ue ha armi spuntate e Orban lo sa

Nessuno tra i 27 si schiera a favore di Orban. Neppure il polacco Morawiecki. Solo Salvini, che non vede l'ora di mettersi in affari col leader magiaro all'Eurocamera sfilandolo dai corteggiamenti di Giorgia Meloni, parla di "intromissioni". Ma Orban, isolato e bersaglio di tutte le furie, sa che Bruxelles ha le mani legate dalle sue stesse regole e nessuno alla fine potrà buttarlo veramente fuori.

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