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23.06.2021 - 20:490
Aggiornamento : 21:13

Hong Kong, chiude il giornale preso di mira da Pechino

Perquisizioni e intimidazioni all'Apple Daily. Dopo il blitz in redazione della polizia, il quotidiano anti-regime alza bandiera bianca

La scure di Pechino alla fine si è abbattuta sul più popolare quotidiano pro-democrazia di Hong Kong, l'Apple Daily, fondato da Jimmy Lay e finito nel mirino con raid e arresti in redazione nei giorni scorsi e congelamento degli asset. Di fatto l'ultimo giornale di opposizione rimasto su piazza, la copia di domani sarà l'ultima.

L'annuncio è giunto poche ore dopo che il consiglio di amministrazione della testata aveva reso noto che l'ultima edizione sarebbe uscita "non più tardi di sabato". Poi però, "tenendo conto della sicurezza del personale", la direzione ha deciso di "cessare le attività immediatamente dopo la mezzanotte".

Fondatore in carcere

L'Apple Daily è stato fondato 26 anni fa da Lai, l'attivista pro-democrazia in primo piano nella critica a Pechino in carcere da fine 2020, ed è celebre per il mix di editoriali a favore della democrazia, pettegolezzi su celebrità e indagini contro i potenti.


L'arresto di Jimmy Lai, nel 2020 (Keystone)

La situazione è precipitata la scorsa settimana, con uno spettacolare blitz di 200 agenti nella redazione del tabloid, confisca di materiali e manette scattate ai polsi del direttore Ryan Law e dei vertici della società editrice Next Digital di Lai. Come se non bastassero i 5 arresti - le accuse sono le stesse mosse contro il multimilionario, attività ostili in collusione con forze straniere - è scattato il congelamento di asset dal valore di 2,3 milioni di dollari di tre società collegate alla testata.

Il raid è stato il secondo in ordine di tempo: il primo si consumò nell'agosto dello scorso anno con l'arresto del tycoon all'indomani delle nuove contestatissime norme sulla sicurezza nazionale imposte da Pechino. E l'Apple Daily, che ha chiesto senza successo lo scongelamento di almeno una parte dei fondi, è collassato, impossibilitato a pagare gli stipendi a quasi 1.300 dipendenti. "Ho decine di migliaia di parole in cuor mio, ma sono senza parole adesso", ha commentato il presidente di Next Digital, Ip Yut-kin.


Il blitz della polizia nella redazione (Keystone)

La fine del pluralismo

La chiusura "mina seriamente la libertà e il pluralismo dei media, che sono essenziali per qualsiasi società aperta e libera", ha tuonato l'Ue, nel giorno in cui si è aperto a Hong Kong il primo processo senza giuria contro un attivista accusato di aver ferito tre agenti, e quindi di terrorismo. "L'erosione della libertà di stampa è anche contraria alle aspirazioni di Hong Kong come centro commerciale internazionale". Bruxelles ha ricordato che "queste libertà sono sancite dalla Legge fondamentale e che la Cina ha assunto impegni internazionali". Mentre Londra ha denunciato che la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina nell'ex colonia del Regno "ha conseguenze "raggelanti sulla libertà di stampa". Ma la chiusura del giornale "non sarà l'ultima", sentenzia Sharron Fast, docente alla scuola di giornalismo dell'Università di Hong Kong. "Se quello che scrivi ti può far rischiare l'ergastolo sei già censurato. Da questo momento, qui è come se ogni giornalista avesse una pistola puntata alla testa".

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