GOLUBIC V./TEICHMANN J.
0
KICHENOK L./OSTAPENKO J.
0
1 set
(1-2)
MIRZA S./RAM R.
0
BENCIC B./POLASEK F.
0
fine
NJ Devils
1
ARI Coyotes
4
fine
(1-0 : 0-3 : 0-1)
NY Rangers
4
TOR Leafs
3
3. tempo
(1-3 : 2-0 : 1-0)
ANA Ducks
COL Avalanche
04:00
 
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18.06.2021 - 23:150
Aggiornamento : 19.06.2021 - 00:16

Deroghe per mantenere finale Euro 2020 a Londra

L’obbligo di quarantena per la delegazione Uefa potrebbe essere tolto. Budapest la possibile candidata alternativa

Londra - L'Inghilterra corre ai ripari, e di fronte alla ventilata prospettiva di un cambio di sede della finale di Euro 2020, da Londra a Budapest, apre all'ipotesi di concedere una speciale esenzione dall'obbligo di quarantena alla numerosa delegazione al seguito della Uefa, attesa sull'isola per la fase finale del torneo continentale. Si tratterebbe di una deroga ad hoc alle attuali misure restrittive, che prevedono, per chiunque arrivi da quasi tutti i paesi europei (fatta eccezione per Gibilterra e Islanda) un periodo di auto-isolamento di 10 giorni.

L'apertura è stata confermata oggi dallo stesso Premier Boris Johnson che si è detto pronto a valutare una "ragionevole sistemazione" per chi arriverà nel Regno, in occasione delle due semifinali e della finale di Euro 2020, in programma dal 6 all'11 luglio. Nonostante il recente rialzo dei contagi, causato nel 99% dei nuovi casi dalla variante Delta, che ha costretto lo stesso Primo ministro a rinviare di un mese, al 19 luglio, la fine delle ultime misure restrittive di lockdown.

Nei giorni scorsi la Uefa - che pure ha fatto sapere di aver apprezzato la decisione delle autorità britannica di aumentare la capienza di Wembley per le gare della fase a eliminazione diretta fino a 40mila spettatori - si era augurata una revisione delle norme anti-Covid attualmente in vigore nel Regno Unito, o quanto meno un'eccezione per i suoi ospiti, tra dirigenti sportivi, sponsor, media, e autorità politiche. In totale, circa 2,500 persone che assisteranno alle due semifinali e alla finale dell'11 luglio.

Lo stesso problema si era posto un mese fa alla vigilia della finale di Champions League, disputata tra due squadre inglese. In quell'occasione, però, di fronte al rifiuto delle autorità britannica di concedere un'eccezione alla sua delegazione, la Uefa aveva deciso di disputare la sfida tra Chelsea e Manchester City, non a Wembley come inizialmente proposto dal governo di Londra, bensì a Oporto, in Portogallo, pronto ad accogliere le richieste del governo del calcio continentale. Adesso, però, da Downing Street sembrano giungere segnali differenti, soprattutto una maggiore apertura e disponibilità, nonostante anche oggi il numero dei contagi abbia ampiamente superato le 10mila unità. Una virata che si giustifica anche con l'implicito avvertimento contenuto dalle ultime dichiarazioni Uefa, che, sull'ipotesi di giocare la finale europea senza rappresentanti istituzionali, aveva ricordato "l'esistenza di un piano B", ovverosia - pur senza illustrarlo apertamente - la possibilità di trasferire le ultime tre partite del torneo a Budapest, accessibile dall'estero senza alcun tipo di limitazione. Un'ipotesi che evidentemente ha allarmato le autorità britanniche, corse ai ripari, predisponendo a loro volta un piano alternativo per accogliere la delegazione Uefa in una bolla anti-Covid, limitando al minimo i contatti con l'estero così da scongiurare eventuali contagi.

Come aveva suggerito uno stesso portavoce della Uefa, confermando i contatti quotidiani con le autorità locali. "L'ipotesi al vaglio è quella di creare un rigoroso sistema di test e bolla per consentire la permanenza nel Regno Unito della delegazione, e magari anche dei tifosi, per un tempo addirittura inferiore alle 24 ore, limitando gli spostamenti ai soli trasporti e luoghi approvati", aveva dichiarato il portavoce della Uefa. (ANSA).

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