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laR
 
06.05.2021 - 05:10
Aggiornamento: 16:16

Il Belgio sposta una pietra e ‘invade’ la Francia

Un cippo che indica il confine è stato riposizionato 2,29 metri più in là. Un caso che scomoda perfino Napoleone, morto il 5 maggio di 200 anni fa

il-belgio-sposta-una-pietra-e-invade-la-francia
Il cippo spostato di 2,29 metri (David Lavaux)

Il Belgio ha invaso la Francia con un tempismo perfetto, conquistando 2,29 metri di terreno proprio nei giorni in cui si celebrano i 200 anni dalla morte di Napoleone (il 5 maggio, data nota anche ai non appassionati di storia per merito di Alessandro Manzoni). Uno smacco per l’uomo che perse la guerra, la faccia e la libertà a Waterloo, a poche decine di chilometri dai luoghi dell’avanzata di questi giorni, avvenuta, senza sparare un colpo, in una località che non esiste più, in un Paese che, mentre Napoleone battagliava, non esisteva ancora.

Siamo in un campo di Montignies-Saint-Christophe, ex comune declassato a frazione di Erquelinnes nel 1977. Proprio lì, dopo la disfatta di Waterloo, venne piazzata una serie di cippi per delimitare il nuovo confine tra la Francia e i Paesi Bassi. Sì, Paesi Bassi, perché il Belgio, come Stato, non esisteva ancora: verrà fondato nel 1830, quindici anni dopo Waterloo e undici dopo l’installazione dei cippi, che infatti riportano al centro la data, 1819, e ai due lati una F, che sta per Francia, e una N, che sta per Nederland (Paesi Bassi). Uno di questi cippi è stato spostato 2,29 metri più in là dopo due secoli e due anni passati sempre al suo posto, tra Erquelinnes e il villaggio francese di Bousignies-sur-Roc, che ora è qualche metro quadrato più piccolo. E probabilmente lo rimarrà ancora per un po’, perché per mettere ordine a questa faccenda potrebbe esserci addirittura bisogno di resuscitare la Commissione franco-belga di frontiera, organismo dormiente dal 1930, l’unica deputata a decidere dove si trovava esattamente il cippo prima di essere estirpato e spostato. Ma da chi?


Piccoli Napoleone venduti come souvenir a Waterloo (Keystone)

Come in un film

La versione che circolava martedì includeva un contadino stanco di dover passare attorno al cippo mentre arava i propri campi con il trattore. Ma il nome del contadino non è venuto fuori e il cippo, a quanto pare, era talmente vicino a un albero da non poter essere davvero di disturbo. Forse l’invasore, ignaro delle conseguenze, voleva solo guadagnare qualche metro di terreno. Questo è ciò che sostiene il sindaco di Erquelinnes, David Lavaux. Insomma, la pista dell’agricoltore non è ancora stata confermata e alcuni storici locali ricordano come appena due anni fa, in molti avevano visitato quelle zone, che erano state nuovamente mappate e geolocalizzate. Anche l’anno scorso, per i due secoli dal trattato di Kortrjik, quello che ridisegnò i confini post-Waterloo, c’erano state cerimonie. E quindi? Uno storico burlone, un nazionalista anti-francese? Sembra la sceneggiatura di un film, anzi, in parte lo è. Nel 2010 Dany Boon (quello di “Giù al nord”) girò “Niente da dichiarare?”, una storia ambientata all’inizio del 1993, il giorno in cui l’Europa aprì le frontiere: in un paesino di confine tra Belgio e Francia, un doganiere contrario all’Unione faceva di tutto per boicottare la chiusura del suo posto di frontiera: tra le altre cose, in compagnia del figlio, in piena notte, va a spostare di qualche metro un cartello che delimita i confini per avere “qualche stella in più sopra il Belgio”.

Lo Stato che ospita la capitale dell’Europa non è nuovo a stranezze di frontiera. Nei Paesi Bassi c’è una sua exclave chiamata Baarle-Hertog, i cui confini con la città gemella Baarle-Nassau, olandese, sono talmente arzigogolati e saltellanti che, per capirci qualcosa, per terra c’è una segnaletica apposita per capire, metro per metro, se si è in Olanda o in Belgio. Ci sono bar con il bancone nei Paesi Bassi e il dehors in Belgio, negozi con la cassa in Belgio e i camerini nei Paesi Bassi. Situazione portata all’estremo dalla pandemia, in cui in alcuni negozi ci si poteva provare i vestiti, ma non pagarli, perché le restrizioni erano diverse a seconda del Paese. Ovviamente c’è anche chi ha la cucina in Belgio e il bagno in Olanda. E viceversa. Alla fine per decidere in quale Stato si abita si prende la posizione della porta di casa.


I confini tra Baarle-Hertog e Baarle-Nassau

La città-puzzle

Si è anche provato a risolvere quello che sembra letteralmente un puzzle con i pezzi in disordine, basta andare su Google Maps o prendere in mano una cartina della zona: un caso che - nonostante l’assurdità - si trascina dal 1479. I Paesi Bassi provarono a risolvere il tutto a loro vantaggio, ma nel 1959 la Corte di Giustizia dell'Aia ha confermato la sovranità del Belgio su quegli otto chilometri quadrati che macchiano la mappa di Baarle-Nassau. Risultato: oggi sono tutti contenti perché la stranezza attira i turisti, portando soldi e notorietà. In caso contrario le due cittadine sarebbero tornate anonime, come anonime sono state fino a ieri Erquelinnes e Bousignies-sur-Roc.

In attesa di capire quanto sia coinvolto il proprietario dei terreni in cui si trova il cippo conteso, la sindaca del villaggio francese, Aurélie Welonek, tende la mano agli invasori, chiede di mettere le cose al loro posto in fretta e ci scherza su: "Dovremmo essere in grado di evitare una nuova guerra". Il dirimpettaio belga giura che non ha nessun interesse ad allargarsi e promette di sistemare tutto al più presto evitando di arrivare al caso diplomatico: “Non vorrei trovarmi qui la Commissione affari esteri”. E nemmeno il fantasma di Napoleone. Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, da Erquelinnes a Bousignies-sur-Roc.

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