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L'altare con le ceneri del baby boss a Napoli (Keystone)
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28.04.2021 - 19:290
Aggiornamento : 20:14

Napoli: le ceneri del baby boss nell’altare della Madonna

Assicurati alla giustizia 21 membri del clan Sibillo. I commercianti dovevano inginocchiarsi per onorare il giovane criminale ucciso nel 2015

Rappresentava il sacro piegato alla più becera delle manifestazioni profane quell'edicola votiva della Madonna che nel cuore di Napoli accoglieva anche i simboli del potere della camorra. I carabinieri del comando provinciale di Napoli, insieme con la Direzione Distrettuale Antimafia, all'alba di oggi, contestualmente all'arresto di 21 persone, "eredi" del defunto baby boss Emanuele Sibillo, hanno anche assestato un duro colpo all'iconografia criminale e restituito l'opera religiosa all'esclusivo culto mariano.

Il ricatto della Camorra

Davanti a quell'altare eretto nella Napoli delle vestigia greche i commercianti dovevano inginocchiarsi, non per rendere omaggio alla madre di Gesù ma al baby boss, ucciso nel 2015, le cui ceneri riposavano lì ai piedi della Madonna, in un'urna funeraria. Stamattina sotto gli occhi degli alunni dell'Istituto Comprensivo Statale Teresa Confalonieri che stavano facendo ingresso in classe, i militari dell'arma hanno "ripulito" l'altare e riconsegnato alla famiglia vetrate, tendaggi, fioriere, un busto raffigurante il baby boss, una serie di sue foto e anche l'urna con le sue ceneri mentre nei dedalo di stradine che caratterizzano i Decumani, le forze dell'ordine eseguivano gli arresti degli indagati a cui vengono contestati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco con le aggravanti delle finalità mafiose.

Tra gli episodi emersi nell'ambito delle indagini figura anche quello di un negoziante che è stato letteralmente trascinato dai suoi aguzzini nel civico 26 di via Santissimi Filippo e Giacomo, il palazzo della "buonanima" (Emanuele Sibillo) dove risiede la famiglia malavitosa, per costringerlo a prostrarsi dinanzi ai resti e all'effige del baby boss, prima che gli venisse rivolta la richiesta estorsiva. Come ha spiegato il generale Giuseppe Canio La Gala, il blitz scattato all'alba di oggi ha un duplice merito: "avere liberato i commercianti dal racket" e "la città dalla simbologia malavitosa".

"Il silenzio degli onesti"

Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, nell'invitare i negozianti "a non abbassare la testa, a non girarsi dall'altra parte", ha voluto anche ricordare le parole pronunciate giorni scorsi dall'arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia: "'Quello che spaventa non è il rumore dei violenti, ma il silenzio degli onesti'". "La camorra - ha detto ancora il generale La Gala - è forte perché può contare sull'indifferenza e su coloro che, girandosi dall'altra parte, puntano il dito senza far nulla".

La capacità del micro-clan Sibillo (in passato componente della "paranza dei bambini" ancora legata ai Contini dell'Alleanza di Secondigliano) di intimorire le proprie vittime, come anche il consenso che in certi strati della società è riuscito a guadagnarsi tra il 2013 e il 2015, è ancora visibile sulle mura dei vicoli attraverso gli slogan ("Sibillo Regna") e la sigla "ES17", il marchio di Emanuele, ucciso a soli 19 anni, nell'estate del 2015, in un agguato a colpi di arma da fuoco scattato durante la guerra con i rivali della famiglia Buonerba. Un giovane "intelligente" definito dal gip di Napoli nella sentenza emessa il 15 giugno 2016 un "eroe eterno dei vicoli... venerato quasi come San Gennaro...".

Affari sporchi

I Sibillo si erano anche appropriati di una residenza per anziani che gestivano a loro piacimento. Impressionanti le minacce subìte il 26 febbraio 2018 da un negoziante, a cui alcuni il clan è arrivato a chiedere un pizzo di 50mila euro o, in alternativa, una casa: "'o zi', se pensate di andare dalle guardie, dopo di noi ci sono altre 10 persone che ti possono uccidere". Un parcheggiatore abusivo, invece, veniva costretto a versare ben 400 euro alla settimana nelle casse della malavita.

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