ULTIME NOTIZIE Estero
Spagna
40 min

Scontro tra due treni in Catalogna, 155 feriti

L’incidente è avvenuto presso la stazione di Montcada i Reixac-Manresa. Dove uno dei due convogli era fermo
Iran
2 ore

Ucciso mentre festeggia la sconfitta, arrestato capo polizia

Il 27enne, per strada ad acclamare il kappaò contro gli Stati Uniti, era stato freddato con un colpo alla testa
Argentina
2 ore

‘Meglio andare in prigione che essere una marionetta’

‘Non mi ricandiderò’. Così l’ex presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner dopo la lettura della sentenza di condanna a sei anni di prigione
Stati Uniti
3 ore

Luce verde alla vendita di elicotteri alla Corea del Sud

Gli Stati Uniti forniranno a Seul apparecchi Ch-47 Chinook per un valore stimato in 1,5 miliardi di dollari
Stati Uniti
3 ore

Trump Organization colpevole di frode fiscale a New York

Un piccolo graffio nel colosso di famiglia dell’ex presidente degli Stati Uniti, ma un duro colpo per la sua ricandidatura alla Casa Bianca
reportage dall’ucraina
5 ore

Freddo, paura e fantasmi. ‘Ci troveranno morti assiderati’

Le città strappate all’invasione tornano ad accendersi con generatori e candele. ‘Sembra di rivivere la Seconda Guerra Mondiale che raccontava mio nonno’
la guerra in ucraina
13 ore

La Lettonia oscura il canale indipendente russo Dozhd

‘Sostiene la guerra’. Navalny protesta: ‘Errore, è un favore a Putin’
Estero
13 ore

L’Iran non cede sul velo e minaccia di bloccare i conti

Via la polizia morale nel piano di Teheran: ‘Misure punitive più moderne’. La protesta continua
Confine
16 ore

La Como-Lecco sarà elettrificata entro il 30 giugno 2026

Palazzo Lombardia fornisce il cronoprogramma aggiornato. Entro il prossimo aprile terminerà la progettazione. Cantieri al via a inizio 2025.
Estero
19 ore

Trovato il corpo della dodicesima vittima della frana di Ischia

Il corpo è in via di identificazione, ma l’identità dell’ultima dispersa è già nota
Confine
20 ore

Luino-P. Ceresio, riapre stasera la strada travolta dalla frana

L’Anas ha deciso che, dalle 18, la statale è percorribile a senso alternato. I lavori di messa in sicurezza dureranno fino al 23 dicembre
Estero
1 gior

L’Indonesia vieta il sesso e la convivenza prima del matrimonio

Gli atti che diventano ora reato potranno essere denunciati solo dal coniuge, dai genitori o dai figli. La legge è valida anche per gli stranieri
Estero
1 gior

La Cina saluta Jiang Zemin. Xi: ‘Un grande marxista e leader’

Il presidente cinese ha chiuso con l’elogio funebre la cerimonia solenne per lo scomparso predecessore
la guerra in ucraina
1 gior

Kiev attacca in Russia: colpite due basi

Missili, morti e blackout provocati dall’esercito del Cremlino. Putin sul ponte in Crimea. Caduto un razzo russo in Moldavia
Estero
1 gior

Scioperi e proteste in Iran, ‘impiccheremo i rivoltosi’

I Pasdaran promettono il pugno di ferro contro i manifestanti. Solidarietà a chi scende in strada in 40 città da parte dei negozianti
Confine
1 gior

Due frane rendono la vita difficile ai frontalieri

Gli smottamenti si sono verificati nell’Alto Varesotto. Disagi lungo le vie di collegamento
Confine
1 gior

Cerca di sfuggire ai carabinieri e provoca un incidente

L’uomo, un 30enne, era ‘inseguito’ da una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per truffa
laR
 
28.04.2021 - 05:25
Aggiornamento: 16:40

I non-documenti che infiammano i Balcani

Una bozza non firmata e circolata ad alti livelli prevede lo smembramento della Bosnia, un'altra - targata Ue - vuole la pace a ogni costo tra Kosovo e Serbia

i-non-documenti-che-infiammano-i-balcani
Una partita di scacchi in una piazza di Sarajevo (Keystone)

“Si vis pacem, para bellum”, dicevano gli antichi romani: se vuoi la pace, prepara la guerra. Quasi duemila anni dopo la Slovenia sembra voler invertirne il senso, gettando una carta altamente infiammabile nella polveriera più polveriera d’Europa e ricalcando la strategia che, secondo il segretario particolare di Napoleone Bonaparte, Louis Bourrienne, meglio s’attagliava all’imperatore: se vuoi la guerra, prepara la pace.

La questione è tanto semplice quanto complessa e – parlando di Balcani – non sorprende affatto. Da un paio di settimane gira sui tavoli diplomatici dell’Unione europea e delle repubbliche dell’ex Jugoslavia, un cosiddetto “non-paper”. Un documento non ufficiale, una bozza non firmata, una polpetta avvelenata. Nessuno se ne assume la paternità, ma tutte le strade portano a Lubiana, più precisamente negli uffici del primo ministro sloveno Janez Janša. In questo documento, che l’Europa ha fatto finta di non vedere, la Slovenia propone - per il bene dei Balcani - di cancellare la Bosnia Erzegovina e dividerla in due, lasciando che siano una Grande Croazia e una Grande Serbia a spartirsele.

Non solo. Anche Montenegro e Macedonia del Nord dovrebbero fare la stessa fine, mentre il Kosovo confluirebbe nella Grande Albania. Sempre secondo questo foglio, la formazione di tre macro-Stati favorirebbe le relazioni e lo sviluppo economico, accelerando l’ingresso in Europa dell’Albania e - indirettamente - della Bosnia divisa, via Croazia.


Messaggio di unità sull'ex biblioteca bombardata di Sarajevo (Keystone)

Le responsabilità di Lubiana

Se quest’idea arrivasse da lontano, qualcuno si sarebbe già alzato per chiedere all’autore di leggersi un po’ di libri di storia contemporanea, o almeno due giornali. Ma arriva dal portone accanto, da un ex Paese della Jugoslavia che quella storia dovrebbe conoscerla bene, facendone parte, e che delle cronache di confine non può ignorare importanza, sviluppi e conseguenze.

Per capire meglio come si è arrivati a questa bomba - per ora inesplosa - lanciata dalla periferia più ricca e integrata con l'Occidente dell’ex Jugoslavia, bisogna tornare alla visita, in marzo, del presidente Borut Pahor a Sarajevo: in quell’occasione chiese ai tre presidenti della Bosnia se ci fosse un modo di dividere il Paese senza spargimento di sangue: quello bosniaco e quello croato risposero di no, ma quello serbo-bosniaco Milorak Dodik non vedeva l’ora di farselo chiedere e ora sta spingendo affinché quest’idea pericolosa possa prendere piede. Talmente pericolosa che il più grande alleato di Dodik, il presidente serbo Aleksandar Vučić, ha già ribadito che Belgrado non ha nessun interesse a vedere la Bosnia andare in pezzi, e che anzi legge quella bozza con cautela e paura conoscendo “il prezzo della pace”.

Effetto boomerang

Il non-paper ha avuto un effetto boomerang sul premier sloveno Janša, accusato di faciloneria e di aver cercato un trucco a effetto per dare risalto ai sei mesi di presidenza slovena al Consiglio dell’Unione europea, che partono a luglio. Lui respinge le accuse e punta il dito contro i rivali politici, interessati - a suo dire - a metterlo in difficoltà in vista delle elezioni del prossimo anno.

In tutto questo, l’Europa, il 15 aprile, ha espressamente dichiarato di “sostenere la sovranità della Bosnia”, senza però citare il documento, anzi ignorandolo del tutto. C’è chi arriva a smentirne l’esistenza, ma qualcuno dice di averlo visto con i proprio occhi: si tratta di Edi Rama, il presidente albanese a un passo dalla rielezione che da ieri si trova un altro non-paper sul tavolo, questa volta i mittenti sarebbero Francia e Germania (che però smentiscono): riguarda l’indipendenza del Kosovo, il Paese che la Serbia non riconosce e il cui fresco vincitore delle elezioni, il nazionalista Albin Kurti, continua a creare grattacapi. Con uno strappo al bon ton diplomatico, infatti, domenica Kurti si è recato in Albania per votare. E che il premier di un Paese - per quanto con una storia fortemente travagliata - vada a votare il presidente di un altro Paese, suona quantomeno strano. La sua mossa ha dato l’inevitabile via libera al presidente serbo Vučić per criticarlo: “Per lui essere a Pristina o a Tirana è uguale, perché secondo lui si tratta di un solo Paese. Pensate se l'avessi fatto io”.


Il leader kosovaro Albin Kurti attorniato da bandiere albanesi (Keystone)

Il caso Kosovo

Kurti oggi sarà a Bruxelles, proprio per discutere del futuro del Kosovo, Paese in un limbo inaccettabile per tutti. Il non-paper che lo riguarda proverebbe a forzare la mano con un reciproco riconoscimento tra Belgrado e Pristina e un eventuale scambio di territori per provare pacificare l’area in questo momento più sensibile degli interi Balcani. Stando al non-documento, il presunto piano di accordo includerebbe perlomeno la creazione di un distretto autonomo nel nord del Kosovo, con leggi kosovare ma uno statuto speciale in grado di garantire un ruolo ufficiale alla Chiesa ortodossa e una sorta di autogoverno, a cominciare da Kosovska Mitrovica, la città divisa in due da un ponte, simbolo della separazione traumatica tra Kosovo e Serbia. Belgrado, in cambio di questa autonomia nelle aree a maggioranza serba, si impegnerebbe a non ostacolare l'adesione del Kosovo a organizzazioni internazionali e regionali.

La road map però sembra davvero troppo serrata, con una conclusione del percorso già nel febbraio del prossimo anno, guidata dagli stessi Kurti e Vučić, i due che stanno litigando proprio in questi giorni per via della fuga elettorale in Albania del primo. Sulla data, a cui manca meno di un anno, nemmeno i più ottimisti osano mettere una firma. Infatti il documento non ne ha. La prudenza non è mai troppa negli stessi luoghi in cui l’imprudenza generò, appena trent’anni fa, il conflitto più sanguinoso d’Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved