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Londra riapre i parchi (Keystone)
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29.03.2021 - 21:51
Aggiornamento : 22:14

Nessun morto di Covid a Londra dopo 6 mesi

Il Regno Unito scorge la fine della pandemia, ma resta cauto. “Vaccini in surplus? Vedremo, prima i britannici”

Ansa, a cura de laRegione

La speranza del Regno Unito ha il sorriso di Jess Warren-Basham e Jonny Cope: che dovevano sposarsi ad agosto nel sud dell'Inghilterra e lo hanno fatto oggi, con sei invitati invece dei 180 previsti, nel giorno in cui l'isola ha riaperto uno spiraglio nel muro delle restrizioni imposte dalla pandemia dopo tre mesi di lockdown, suggellando la prima tappa nel percorso graduale e condizionato - ma negli auspici "irreversibile" - che il premier Boris Johnson ha indicato passo dopo passo alla gente dell'isola, da qui al 21 giugno, per "tornare alla libertà".

Un percorso segnato da un netto calo di contagi, ricoveri e morti, con Londra che domenica per la prima volta non ha riportato nemmeno un decesso per Covid dopo sei mesi di lutti, in un Paese che in cifra assoluta ha fatto pure registrare in totale oltre 126.000 vittime in un anno. E reso possibile sia dagli effetti del terzo confinamento nazionale, introdotto il 4 gennaio erga omnes, mettendo da parte le distinzioni fra zone rosse, arancioni o gialle per fronteggiare il dilagare aggressivo della cosiddetta 'variante inglese' del virus; sia da una campagna di vaccinazioni condotta a velocità doppia rispetto a chiunque altro in Europa: senza guardare in faccia a nessuno, ma anche senza esitare nel finanziare le ricerche fin da subito, nel firmare contratti in anticipo con le case farmaceutiche, nel pretendere "l'esclusiva" ove possibile, nell'organizzare una macchina efficiente di somministrazione capillare di massa giunta ormai a 34,4 milioni di dosi iniettate (inclusi 3,7 milioni di richiami), nell'assumersi rischi e responsabilità sulle scelte o sulle scommesse da fare.

Un anno fa Johnson ricoverato

Uno scenario che, finché dura, permette adesso a BoJo e al suo governo di passare all'incasso. Come confermano le parole con cui il primo ministro è tornato a parlare alla nazione da Downing Street, con al fianco gli inseparabili professori Chris Whitty e Patrick Vallance, consiglieri medico-scientifici in capo del Regno, per annunciare quello di oggi come "un grande giorno". Sebbene non senza martellare sulla necessità di non abbassare la guardia di fronte all'ondata che continua a montare "oltre Manica" in vari Paesi dell'Ue. Un tono prudente, ma che ha comunque il sapore della rivincita dopo mesi di critiche alla gestione iniziale dell'emergenza, di previsioni infauste (quanto affrettate) sul suo destino politico oltre che personale e a un anno esatto da un drammatico ricovero in terapia intensiva prima della Pasqua del 2020. Tanto più sullo sfondo di una raffica di sondaggi recenti che rilanciano il Partito Conservatore addirittura al di sopra del risultato del trionfo elettorale conseguito al grido di 'Get Brexit done' nel dicembre 2019 e proiettano i consensi personali del suo scapigliato timoniere a distanza di sicurezza da quelli del moderato quanto sbiadito leader dell'opposizione laburista, Keir Starmer.

Ora tutto sta - e non è detto sia facile, nonostante le rassicurazioni - a non perdere l'impulso nella corsa ai vaccini, dove Londra cerca di resistere (anche con un nuovo contratto per la produzione in Inghilterra di 50-60 milioni di dosi dell'americana Novavax) al contrattacco dell'Ue nel braccio di ferro per l'approvvigionamento da AstraZeneca; e nel contempo - esattamente come gli Usa di Joe Biden - s'impegna a condividere un ipotetico surplus con altri Paesi solo quando avrà completato la copertura della sua intera popolazione adulta over 18 con una prima dose entro la scadenza fissata del 31 luglio. Mentre sulla trincea delle 'riapertura' occorrerà fra quadrare il cerchio fra i richiami scientifici alla cautela suggeriti soprattutto dal rischio varianti e le esigenze d'individui e aziende che a milioni invocano ossigeno nelle attività economiche come nella vita personale.

Per ora la tappa numero uno verso l'uscita dal tunnel - dopo il ritorno a scuola d'inizio marzo - si limita al ripristino in Inghilterra della 'regola del 6' (che amplia la possibilità dei contatti sociali fino a 6 persone o a due nuclei familiari), alla fine del bando sullo sport all'aperto (tennis, golf, calcetto) e a poco altro. Mentre restano chiusi esercizi commerciali non essenziali, pub, ristoranti (salvo l'asporto), cinema, teatri, piscine indoor, palestre. Per negozi e parrucchieri la riapertura, se tutto andrà bene, scatterà il 12 aprile, quando tornerà a essere consentito inoltre il servizio solo all'aperto in pub e ristoranti; per cinema, teatri, locali al chiuso e tifo sportivo fino a 10.000 persone se ne riparlerà invece il 17 maggio. E per i viaggi internazionali o gli eventi di massa una speranza di normalizzazione appare improbabile prima del 21 giugno. Sempre a patto che il "nemico invisibile" non riservi altri guai.

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