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(Keystone)
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19.03.2021 - 21:090

Tra Stati Uniti e Cina volano gli stracci (in Alaska)

Accuse incrociate senza precedenti nel primo incontro di alto livello dell'era Biden, anche se gli Usa parlano di colloqui "sostanziali, seri e diretti"

Accuse incrociate senza precedenti nel primo incontro di alto livello Usa-Cina dell'era Biden. Il vertice di Anchorage, Alaska, si è aperto con una rissa diplomatica davanti alle telecamere di tutto il mondo, anche se fonti americane hanno assicurato che i successivi colloqui a porte chiuse sono stati "sostanziali, seri e diretti". Ma nelle dichiarazioni di apertura, riprese dalle tv, le parti non si sono risparmiati duri colpi.

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha accusato Pechino di "minare la stabilità mondiale" con le sue azioni, denunciando la repressione degli uiguri, la stretta su Hong Kong, le tensioni su Taiwan, i cyber attacchi, la militarizzazione del Mare cinese meridionale, la coercizione economica contro gli alleati. Una postura gradita da Joe Biden, che si è detto "orgoglioso" del capo della diplomazia americana, prima di inciampare tre volte sulla scaletta dell'Air Force One, diretto ad Atlanta per incontrare la comunità asiatico-americana dopo la strage nei centri massaggi gestiti da orientali.

Yang Jiechi, il più alto responsabile del Partito comunista cinese per la diplomazia, ha replicato contestando a Washington di usare la sua potenza militare e la sua supremazia finanziaria per opprimere altri Paesi, "abusando della nozione di sicurezza nazionale per ostacolare i normali scambi commerciali e incitare gli attacchi a Pechino". Yang ha inoltre ribaltato le accuse sui diritti umani, denunciando che la situazione in Usa è a un livello molto basso, con gli afroamericani che sono "massacrati". Parole queste ultime che rievocano quelle del presidente russo Vladimir Putin, con cui Biden oggi è sembrato voler smorzare le tensioni dicendosi "sicuro che parleremo a un certo punto", dopo averlo definito un assassino. Yang ha minacciato "azioni decise" contro "l'interferenza americana", invitando gli Stati Uniti a smetterla con la mentalità "da guerra fredda" e con una contrapposizione che ha danneggiato anche gli Usa.

"Non vogliamo un conflitto", ha ribattuto Blinken, spiegando che Washington è favorevole a una "concorrenza dura". La delegazione Usa ha quindi accusato la controparte di aver violato il protocollo dei due minuti per le dichiarazioni di apertura: "La delegazione cinese sembra essere arrivata con l'intento di esibirsi, concentrata sulla teatralità e drammaturgia pubblica piuttosto che sulla sostanza", ha commentato un alto dirigente americano, suggerendo che gli attacchi fossero rivolti a riscuotere il consenso del pubblico di casa. Ma gli ospiti hanno ancora una volta ribaltato le accuse.

Certamente i cinesi si aspettavano di essere messi alla berlina e quindi erano preparati a controbattere. Mai prima d'ora però c'era stato uno scontro così platealmente aperto tra le due superpotenze. Pechino è rimasta sorpresa che Washington abbia imposto sanzioni alla vigilia del summit per il giro di vite su Hong Kong. E oggi ha risposto in modo asimmetrico limitando l'uso dei veicoli elettrici Tesla per il personale dell'esercito, delle imprese statali e di agenzie chiave per motivi di sicurezza, evocando il timore che i sensori delle auto possano registrare immagini e fornire altri dati sull'uso delle vetture, informazioni personali sui conducenti e la lista dei contatti telefonici sincronizzati con le auto.

Le tensioni in Alaska tra i vertici delle diplomazie di Cina e Usa si è trasformato anche in un tema virale sul social media in mandarino, capace di raccogliere oltre un miliardo di commenti e visualizzazioni fino a diventare il tema più seguito. "L'intera società cinese è stanca dell'arroganza, dei doppi standard e del teppismo degli Stati Uniti. Le dure risposte di Yang Jiechi e Wang Yi in Alaska oggi hanno ricevuto ampi elogi da parte del pubblico cinese", ha scritto su Twitter Hu Xijin, direttore del nazionalista Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista cinese, esaltando le prove di Yang e di Wang, consigliere di Stato e ministro degli Esteri.

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