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(Keystone)
03.03.2021 - 20:47
Aggiornamento: 21:38

La svolta di Macron sui crimini nella Guerra d’Algeria

Il presidente francese riconosce l'assassinio di Boumendjel. Ma Algeri vuole 'le scuse'

Per molti in Francia è una nuova 'svolta' nei rapporti con l'Algeria, qualcuno lo boccia come un 'pentimento' che rinnega la storia francese: Emmanuel Macron, proseguendo nel lento e impervio cammino dell'ammissione dei torti e dei silenzi sulla guerra d'Algeria, ha riconosciuto per la prima volta che l'avvocato e dirigente nazionalista Ali Boumendjel fu arrestato, torturato e assassinato dall'esercito francese nel 1957. Tiepida l'accoglienza in Algeria, dove dalla Francia si attende quella parola mai pronunciata: le "scuse". Macron è il primo presidente francese ad essere nato dopo la fine di quella guerra che soltanto nel 1999 - sotto la presidenza di Jacques Chirac, che da giovane militare vi partecipò personalmente - fu lecito in Francia nominare per quello che era stata: Guerra d'Algeria. Prima di allora, se ne negava semplicemente l'esistenza, declassandola a "disordini".

"In nome della Francia", il suo più giovane presidente ha seguito il consiglio contenuto nel rapporto commissionato allo storico Benjamin Storia ed ha riconosciuto che Boumendjel, quel 23 marzo di 64 anni fa, quando volò giù dal sesto piano del palazzo del quartiere El Biar ad Algeri, non si "suicidò", come ha voluto fino a ieri la versione ufficiale. Fu buttato giù. E non per un incidente, da uno qualsiasi dei militari del 2/o reggimento paracadutisti coloniali (RPC), che da un mese e mezzo lo teneva in cella e lo torturava, ma dal generale Paul Aussaresses in persona, come l'alto ufficiale stesso riconobbe nel 2001 in un libro che fece scalpore. In piena "battaglia d'Algeri", quello non fu "un atto isolato", ha scritto Macron. "Nessun crimine, nessuna atrocità commessa da chiunque durante la Guerra d'Algeria, può essere scusata o occultata". All'Eliseo ha ricevuto ed accolto i 4 nipoti dell'avvocato, nazionalista, per pronunciare davanti a loro quelle parole che la vedova di Ali, Malika Boumendjel, scomparsa l'anno scorso, "avrebbe voluto ascoltare" dal presidente. Macron, dopo aver ammesso nel 2018 che il matematico membro del Partito comunista algerino Maurice Audin, scomparso l'11 giugno 1957, fu "torturato e ucciso" dai militari francesi, continua nella sua strada di gesti importanti, che escludono però il "pentimento" - come gli rimprovera oggi Marine Le Pen - o le "scuse".

L'operazione di pacificazione ed eliminazione delle tensioni fra i due paesi continua e si avvicina ad una fase particolarmente calda, quella del 2022. Sarà il 19 marzo quando Macron - in piena campagna per le presidenziali che lo opporrà, verosimilmente, a Marine Le Pen - celebrerà i 60 anni della firma degli accordi di Evian e del cessate il fuoco con l'Algeria. Per Macron sarà l'occasione di un confronto su un tema che lo vede agli antipodi rispetto all'estrema destra da cui avrà tutto l'interesse di prendere le distanze.

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