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(Keystone)
15.02.2021 - 20:12
Aggiornamento: 23:23

Erdogan attacca gli Usa: ‘Non sostenete i curdi’

La morte di 13 ostaggi turchi del Pkk nel nord dell’Iraq riaccende le tensioni tra ankara e Washington. La Turchia getta ombre sui rapporti interni alla Nato

La morte di 13 ostaggi turchi del Pkk in nord Iraq riaccende le tensioni tra Turchia e Stati Uniti sul sostegno ai combattenti curdi. Ad attaccare l'amministrazione di Joe Biden è direttamente il presidente Recep Tayyip Erdogan, sull'onda del lutto nazionale per il ritrovamento tra le impervie montagne del Kurdistan iracheno dei cadaveri di membri delle forze di sicurezza di Ankara, sequestrati dal gruppo armato curdo tra il 2015 e il 2016. "Anche se sostengono il contrario, gli Usa appoggiano chiaramente i terroristi del Pkk" curdo e la sua ala siriana del Pyd, accusa Erdogan. "Dopo questi massacri, nessuno può mettere in discussione le operazioni della Turchia in Siria o Iraq. D'ora in poi, se volete che continuiamo a restare uniti nel mondo e nella Nato, non dovete più stare dalla parte dei terroristi", ha avvertito il leader di Ankara, secondo cui anche i sostenitori politici del Pkk hanno "le mani sporche del sangue di innocenti". Nel mirino c'è in particolare l'iniziale messaggio di solidarietà 'condizionata' di Washington, definita da Erdogan una "farsa".

In una nota, il dipartimento di Stato aveva espresso una condanna "nei termini più forti possibili" dell'accaduto, a condizione che venisse "confermata" la ricostruzione di Ankara, secondo cui gli ostaggi sono stati uccisi dai combattenti curdi come rappresaglia per la sua nuova operazione militare in nord Iraq. Uno scetticismo che pareva lasciare spazio alla versione contrastante diffusa dal Pkk, che attribuisce le vittime ai raid aerei dell'aviazione di Erdogan. L'irritazione del governo turco si è subito espressa per vie diplomatiche, con la convocazione al ministero degli Esteri dell'ambasciatore americano David Satterfield. Dopo una giornata di pesanti attacchi anche dei media turchi, a gettare acqua sul fuoco è arrivata la prima telefonata tra i capi delle due diplomazie, in cui il segretario di Stato Antony Blinken ha corretto il tiro, attribuendo stavolta nettamente ai "terroristi del Pkk" la responsabilità della morte degli ostaggi. Intanto, mentre minaccia rappresaglie militari oltre confine e rivendica di aver ucciso almeno 42 "terroristi" in Iraq, Ankara ha lanciato anche una colossale operazione in patria contro presunti fiancheggiatori dei ribelli curdi. Secondo il ministero dell'Interno, sono almeno 718 gli arresti effettuati nelle ultime ore in blitz condotti in 40 province. Tra le persone finite in manette ci sono anche numerosi dirigenti del filo-curdo Hdp, terza forza in Parlamento, che ha condannato l'uccisione degli ostaggi ma Erdogan accusa di essere il "braccio politico dei terroristi del Pkk" e minaccia ora di bandire.

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