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laR
 
14.02.2021 - 19:46
Aggiornamento: 20:54

L’assoluzione di Trump inguaia i repubblicani

Partito lacerato dopo il verdetto del Senato. Le considerazioni del professor Mario Del Pero.

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Keystone
L’ha fatta franca un’altra volta

Donald Trump, una risorsa elettorale essenziale o, al contrario, l’istigatore dell’assalto a Capitol Hill che dev’essere messo definitivamente da parte? I repubblicani escono profondamente divisi dal processo di impeachment all’ex presidente americano, assolto sabato dal Senato. Secondo Mario Del Pero, «potrebbero cercare comunque di liberarsene, pur senza prenderlo di petto». Ad ogni modo, dice alla ‘Regione’ il professore di Storia internazionale a SciencesPo (Parigi), Trump «continuerà a ipotecare i futuri sviluppi del partito».

I democratici credono di aver ottenuto una vittoria morale e politica che permette finalmente a Joe Biden di affrontare i suoi grandi temi, come il piano di ripresa economica. «Questo triste capitolo della nostra storia ci ha ricordato che la democrazia è fragile. Che deve essere sempre difesa. Che dobbiamo essere sempre vigili», ha ammonito il nuovo presidente, sottolineando che «anche se il voto finale non ha portato a una condanna, la sostanza dell’accusa non è in discussione».

‘Pronto a candidarsi’

Il ‘Grand Old Party’ è lacerato. Lo sguardo è già rivolto alle elezioni di metà mandato nel 2022, quando i repubblicani sperano di riconquistare la maggioranza al Senato e alla Camera dei rappresentanti. «Il mio obiettivo è vincere nel 2022 per porre fine al programma più radicale che vedo uscire dalla presidenza democratica di Joe Biden, e non possiamo farlo senza Donald Trump», ha martellato su Fox News il senatore Lindsey Graham, uno dei suoi più fedeli alleati. «È pronto a candidarsi», «a ricostruire il partito repubblicano» e «sono pronto a lavorare con lui», ha detto.

Una maggioranza di 57 senatori (sette i repubblicani) su 100 si è espressa a favore di una condanna. Ma servivano i due terzi della camera alta (67 voti) per un verdetto di colpevolezza, al quale avrebbe potuto fare seguito una sentenza di ineleggibilità. Tra coloro che lo hanno assolto, l’influente senatore repubblicano Mitch McConnell. Nella sua residenza di lusso a Mar-a-Lago, in Florida, il magnate dell’immobiliare – accusato di aver istigato l’assalto al Congresso del 6 gennaio – ha reagito rapidamente. “Il nostro magnifico, storico e patriottico movimento, Make America Great Again, è appena iniziato”, ha scritto in una nota stampa.

«I repubblicani – commenta il professore Mario Del Pero – sapevano di rischiare molto qualora si fossero schierati esplicitamente contro Trump, che gode ancora del sostegno della maggioranza dell’elettorato conservatore. Allo stesso tempo, è difficile pensare che non vedano la gravità delle azioni dell’ex presidente. L’impressione è che cercheranno comunque di liberarsene, pur senza prenderlo di petto. È quanto si desume da defezioni come quelle della rappresentante permanente all’Onu Nikki Haley e sentendo Mitch McConnell: il capogruppo al Senato ha votato contro la condanna adducendo pretesti sulla sua costituzionalità, ma poi ha definito Trump ‘praticamente e moralmente responsabile’ dell’accaduto. Per molti come lui non sarebbe un male se ora fosse la giustizia ordinaria a prendersi la responsabilità di liquidarlo, dato che ci sono già indagini in corso».

Indietro non si torna

Si vedrà. Quel che è certo è che «vedremo una vera battaglia per l’anima del partito repubblicano nei prossimi due anni», come ha dichiarato il governatore repubblicano moderato del Maryland Larry Hogan alla Cnn. Ancora Mario Del Pero: «Trump continuerà a ipotecare i futuri sviluppi del partito, oltre a cercare di monetizzare mediaticamente l’esperienza alla Casa Bianca per affrontare le difficoltà economiche alle quali va incontro, come la probabile megamulta del fisco americano. In ogni caso la sua figura ha cambiato radicalmente temi, stile e direzione politica rispetto ai tempi di George W. Bush, e non penso che tutto tornerà come prima: difficile, ad esempio, pensare di tornare dal protezionismo alla promozione del libero scambio. Probabilmente si cercherà invece di correggere la deriva razzista, i flirt col suprematismo bianco, e quella condotta la cui gravità non è sfuggita neanche a senatori molto conservatori. Come Bill Cassidy, un figlio del profondo Sud che rappresenta la Louisiana, ma è tra i sette repubblicani che hanno votato a favore della condanna di Trump».

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