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01.02.2021 - 11:250
Aggiornamento : 11:58

Trump lasciato a piedi dai suoi legali

Cinque degli avvocati scelti dal tycoon rinunciano all'incarico per 'divergenze sulla strategia'. Pesa l'insistenza sui brogli elettorali

È caos a Mar-a-Lago: Donald Trump è senza legali a una settimana dall'avvio del processo per il suo secondo impeachment. Ben cinque degli avvocati scelti dall'ex presidente per difenderlo lo hanno scaricato per "divergenze" sulla strategia da seguire.

L'ossessione del tycoon per i brogli elettorali sarebbe il motivo per cui i legali avrebbero deciso di fare un passo indietro. Butch Bowers, Deborah Barbier, Josh Howard, Johnny Grasser e Greg Harris volevano basare la strategia di difesa sull'idea che non sarebbe stato possibile mettere in stato d'accusa un presidente che non era più in carica. Una strada bocciata da Trump, secondo il quale la sua difesa doveva basarsi solo ed esclusivamente sulla denuncia di frodi di massa alle elezioni. Una divergenza incolmabile soprattutto di fronte all'ostinazione del tycoon che, non volendo sentire ragioni, ha preferito farsi scaricare.

Ma ora per Trump la situazione si complica visto che i tempi stringono e gli avvocati in circolazione che vogliono essere associati al suo nome e alle sue teorie sono pochi, se non pochissimi. 'The Donald' al momento è forte solo dell'appoggio di una parte del partito repubblicano, che continua a sostenerlo a spada tratta e si batte per una sua assoluzione. Fra questi non c'è Liz Cheney, la terza carica fra i repubblicani alla Camera: la figlia dell'ex vicepresidente Dick Cheney ha votato a favore dell'impeachment di Trump, attirandosi la furia del tycoon che ora ha fatto della rimozione della deputata la sua nuova crociata, contribuendo così a spaccare ulteriormente il partito già alle prese con una guerra interna. Ma Trump sembra incurante delle sorti dei repubblicani, per i quali si è confermato essere una macchina da soldi nelle otto settimane successive al voto, quando ha raccolto 255,4 milioni di dollari.

Ma se Trump è nel caos, con guai anche per la sua residenza a Mar-a-Lago che violerebbe gli accordi siglati al momento dell'acquisto della proprietà, i democratici sono al lavoro a tempo pieno per preparare il processo all'ex presidente. Il loro obiettivo è presentare al Senato nuove prove a sostegno dell'istigazione all'insurrezione dell'ex presidente per l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. La lista dei testimoni al vaglio, così come i nuovi video reperiti sull'assalto, puntano a mettere il più possibile a disagio i repubblicani e a screditarli davanti agli americani. Un'assoluzione di Trump è probabile ma i liberal vogliono provare a sfruttare l'occasione per puntare il dito contro i repubblicani.

Non è comunque ancora chiaro quante prove saranno ammesse in Senato, dove l'obiettivo degli stessi democratici è mantenere il processo in tempi brevi così da non penalizzare l'agenda di Joe Biden. Un'agenda che passa per la lotta al Covid e per il piano da 1900 miliardi di dollari per salvare l'economia. Iniziativa, quest'ultima, accolta con freddezza dai conservatori: il programma è infatti ritenuto troppo costoso. Dieci senatori repubblicani hanno preparato un possibile compromesso dal valore di circa 600 miliardi invitando Biden a non abbandonare lo spirito "bipartisan e di unità" che ha invocato durante tutta la campagna elettorale e al Congresso per il giuramento.

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