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Donald Trump (Keystone)
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22.12.2020 - 21:26
Aggiornamento : 21:50

Trump medita il caos, i suoi senatori anche

Il presidente uscente continua a restare attaccato al potere, circondato solo dai fedelissimi. Cruz e Graham gli suggeriscono come rendere impossibili le prime mosse di Biden

di Ansa/red

Trump non sembra intenzionato a lasciare la Casa Bianca tanto facilmente, almeno non senza prima averle provate tutte. E ‘tutte’, quando si parla di Trump, è un termine che può assumere significati grotteschi: dal sequestro delle macchine elettorali al tentativo di aizzare il Congresso alla rivolta. Il tutto mentre il tam tam sui social rivela come gruppi di sostenitori lavorino a un Inauguration Day alternativo, quello che secondo le intenzioni dovrebbe dare il via al secondo mandato presidenziale di The Donald.

Quello che in privato diversi responsabili dell’amministrazione descrivono con preoccupazione – tra gli altri, alla Cnn – è un presidente ossessionato dall’idea di poter ancora riscrivere la storia delle elezioni e furioso con tutti quelli che secondo lui lo frenano e lo ostacolano. Figure che fino a ieri erano i suoi più stretti collaboratori ma che oggi, considerate al pari di “traditori”, non riescono più a gestirlo. Ce l’ha con il vice Mike Pence e con il segretario di Stato Mike Pompeo, che non combatterebbero abbastanza per sostenere la sua battaglia, quella che il 6 gennaio vuole portare in Congresso. E poi con il leader dei senatori Mitch McConnell, accusato di essere stato il primo ad abbandonare la barca, riconoscendo la vittoria di Biden e ratificando l’accordo sugli stimoli all’economia con i democratici. Le ire del tycoon si abbatterebbero persino sul genero Jared Kushner, che in queste ore se ne sta ben alla larga dalla West Wing, volato in Israele con la scusa di portare avanti il suo compito in Medio Oriente. Ma nelle movimentate riunioni del fine settimana le urla e gli epiteti di Trump avrebbero investito anche il capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows, il più vicino a lui quando è rimasto contagiato dal Covid-19, e il consulente legale Pat Cipollone, quello che lo aveva difeso dall’impeachment. Rei entrambi di aver frenato sulle ipotesi più incredibili prospettate dal presidente: come quella di ricorrere alla legge marziale, suggerita dal suo fedelissimo (e di recente graziato) ex consigliere alla sicurezza Michael Flynn, oppure quella di ordinare ai militari il sequestro delle macchine per il voto che, secondo l’avvocatessa cospirazionista Sidney Powell, sarebbero state truccate e manomesse con lo zampino di una società legata a Hugo Chavez.

Nessuno dunque si salva in queste ore, tranne un pugno di personaggi a dir poco controversi che negli ultimi giorni hanno fatto avanti e indietro dallo Studio Ovale, gli unici consiglieri di cui ormai Trump sembra fidarsi perché gli unici che ancora alimentano speranze di vittoria, non ultimo l’immancabile Rudy Giuliani.

I ‘dispetti’ dei senatori

Nel frattempo, i fedelissimi di Trump in Senato stanno facendo di tutto per rendere la vita impossibile al successore Joe Biden. Proprio due senatori di primo rango come Ted Cruz e Lindsey Graham hanno suggerito alla Casa Bianca una strategia per impedire al presidente eletto di far rientrare gli Usa nell’accordo con l’Iran e soprattutto in quello sul clima di Parigi, ritenuto prioritario: sottoporre i due accordi allo stesso Senato, in modo da vincolarli a un voto con maggioranza a due terzi e sottrarre a Biden la possibilità di resuscitarne la validità con un semplice atto esecutivo.

Di fatto, come spiega Cruz in una lettera a Trump pubblicata da RealClearPolitics, si tratta di presentare gli accordi come trattati con potenze straniere. E visto che i Dem sono in minoranza al Senato – si arriverebbe casomai al pareggio in caso di trionfo in Georgia al ballottaggio di gennaio – diventerebbe di fatto impossibile per Biden tornare nel solco dei principali alleati occidentali. La stessa strategia piace anche a Graham, che ne parla apertamente su Twitter, ritenendo che dopo tanti anni sia importante sentire (proprio ora) il parere del legislativo. Il tutto a meno di un mese dal cambio della guardia. ANSA/RED

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