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Presidenziali Usa 2020
laR
 
09.11.2020 - 08:43
Aggiornamento: 12:58

'Trump deve decidere se vuole aprire una crisi istituzionale'

Intervista con Christian Rocca, esperto di questioni americane: 'Se c'è qualcuno che può riunire l'America, quello è Joe Biden'

di Luca Berti
trump-deve-decidere-se-vuole-aprire-una-crisi-istituzionale

La voce della folla festante si è sentita bene nella Casa Bianca. E l'ha verosimilmente sentita anche il presidente Donald Trump, che in quel momento stava rientrando da una partita a golf. L'attuale presidente non sembra avere comunque nessuna intenzione di riconoscere la sconfitta, insistendo sulla sua battaglia contro i “voti illegali” arrivati dopo la chiusura delle urne. E questo nonostante il pressing di alcune persone a lui vicine, tra cui – riportano fonti vicine alla cerchia famigliare del presidente – persino la moglie Melania (al di là del tweet ufficiale per sostenere il marito) e il genero Jared Kushner, suo consigliere personale. Entrambi, forse, consci che il distacco a favore dell'avversario è abbastanza grande da non poter essere colmato contestando qualche migliaio di voti o chiedendo uno o più riconteggi. Inoltre, nelle ultime ore, agli stati conquistati da Biden si è pure aggiunto il Nevada, mentre Arizona e Georgia sembrano sempre più blu-dem che rossi-repubblicani.

Intanto Biden e la sua vice Kamala Harris, prima donna e prima donna di colore ad accedere alla vicepresidenza, tirano dritto e si mettono già al lavoro, aprendo un sito internet dedicato alla transizione e delineando i primi passi che intraprenderanno appena entreranno alla Casa Bianca.

L'intervista

'Una garanzia per tornare great again'

Mentre Trump e supporter hanno continuato a perorare la causa delle elezioni rubate, senza per ora portare prove tangibili dei clamorosi brogli denunciati dal presidente dalla sala stampa della Casa Bianca, le strade dei centri cittadini si sono riempite di persone festanti per l'esito delle elezioni in un moto popolare che non sembra avere precedenti.

«Ovviamente abbiamo visto le immagini in provenienza dalle città che votano da sempre democratico – fa notare Chistian Rocca, direttore della testata online linkiesta e già inviato negli Stati Uniti per Il Foglio –. Ma, obiettivamente, non ho mai visto una cosa del genere, nemmeno quando ha vinto Obama. Non dimentichiamoci però che 71 milioni di americani hanno comunque votato per l’attuale inquilino della Casa Bianca, che ha pure fatto registrare preferenze da record».

Ora cosa succederà?

I passaggi salienti sono fondamentalmente due: a dicembre i grandi elettori attribuiranno formalmente i propri voti e verrà quindi scelto il 46esimo presidente. Il 20 gennaio, a mezzogiorno, terminerà la presidenza Trump, Biden presterà giuramento e poi entrerà immediatamente alla Casa Bianca. Cosa accadrà tra adesso ed allora dipenderà in larga misura da Trump. Se deciderà di insistere sull'esistenza di brogli elettorali anche dopo essere andato davanti ai giudici, rischia di dare vita una delle più gravi crisi istituzionali americane dopo la guerra civile. Per ora si è limitato ad aprire un call-center per raccogliere le prove dei brogli. Mossa che fa intendere come di prove non ne abbia. (E questo nonostante le chiare accuse lanciate anche dal podio della Casa Bianca, ndr.)

Intanto si fa sempre più sentire il silenzio dei repubblicani...

Infatti. Salvo poche eccezioni, i rappresentanti di spicco del Partito repubblicano sembrano supportare Trump nella sua battaglia. Non a caso nessuno, tranne qualche eccezione, ha chiamato Biden per congratularsi. Il fatto che la leadership conservatrice non abbia il coraggio di far capire al presidente che ha perso è il segno che Trump ha presa sul partito. Ma è anche il segnale del fallimento morale e civile del 'Grand Old Party'.

Trump dovrà in ogni caso lasciare la Casa Bianca a gennaio. Restano invece molte incognite su cosa farà dopo...

Il problema più grande per Trump ora è la perdita dell’immunità presidenziale, che lo esporrà a numerosissime cause. Rischia seriamente di passare la sua vita di difendersi da accuse di ogni tipo per presunti reati commessi anche durante i quattro anni di presidenza. Si tratta di violazioni che finora non potevano essere perseguite, ma che potranno esserlo non appena lascierà la carica.

È comunque innegabile che la politica americana non sarà più la stessa...

La porta è ormai stata aperta, e anche se Trump non dovesse restare in politica, rimarrà comunque il trumpismo. Il rischio è che, invece di un imprenditore la cui agenda è fondamentalmente incentrata sul promuovere la propria immagine, potrebbe arrivare un Trump competente, efficace, in grado di guidare il movimento enorme che si è creato con un’ideologia di profonda destra.

Nel mentre Biden dovrà cercare di riunire un paese diviso. C'è però chi lo vede come una figura poco carismatica. Ci riuscirà?

Intanto partiamo dal carisma: Biden ha battuto tutti alle primarie, con poche caratteristiche semplici ed efficaci. È il candidato con più esperienza, è quello più serio e con meno punti deboli. A confronto dell'attuale presidente, è come colui che poteva garnatire un ritorno alla normalità e alla decenza nel modo di fare politica. Paradossalmente Biden era la miglior garanzia di far tornare l’America “great again”. Tutto questo l’ha trasformato in un candidato formidabile.

Ora potrà godersi un minimo di luna di miele, ma poi dovrà fare molta attenzione a bilanciare le varie anime del partito democratico, non scontentare quei repubblicani che l’hanno comunque votato e tentare di portare a bordo anche a parte dei 71 milioni di persone che hanno votato Trump. Se c’è qualcuno che può farlo è proprio Joe Biden, che è un pilastro del partito democratico da 30 anni.

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Le parole di Trump, le fatiche di Biden e i problemi del Midwest

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