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14.10.2020 - 22:190

Thailandia, migliaia di dimostranti in piazza contro il re

Sale la tensione nella capitale Bangkok. Circondata la sede del governo.

Bangkok – La scena era impensabile fino a qualche anno fa, in una Thailandia dove il sovrano è considerato semi-divino: l'automobile del re e della regina che fatica ad avanzare, la folla che l'accoglie con insulti e le tre dita alzate come nel segno di resistenza alla dittatura nel film "The Hunger Games". Eppure è successo oggi a Bangkok, dove decine di migliaia di manifestanti pro-democrazia hanno circondato la sede del governo, con l'intenzione di continuare il loro sit-in per tre giorni. E a pochi passi c'erano centinaia di monarchici, a simboleggiare la spaccatura del Paese.

La protesta di oggi è l'ultima di una serie iniziata tre mesi fa per chiedere un nuovo governo, una nuova Costituzione e lo stop alla persecuzione dei dissidenti politici: richieste che alcuni leader più radicali hanno esteso domandando una vera e propria riforma del sistema monarchico. Finora le manifestazioni sono state tollerate e contenute dalle autorità, compresa quella di oggi: il potenziale di scontri era altissimo, con la polizia che alla fine ha ceduto di fronte alla pressione dei manifestanti nell'avvicinamento alla sede del governo, e soprattutto con "camicie gialle" filo-monarchiche a proteggere il percorso dove in serata è passato il convoglio di re Vajiralongkorn.

Il governo di Prayuth Chan-ocha, il generale che ha preso il potere con un golpe nel 2014, oggi è rimasto invisibile. Nonostante l'assedio di migliaia di persone alla sede del governo, la pressione popolare non appare tale da costringere il premier a cedere senza condizioni. Al contrario, a giudicare dall'evidente presenza di molti militari in borghese tra le "camicie gialle", l'intenzione pare quella di costruire una narrazione incentrata attorno alle divisioni tra la popolazione, che in definitiva costringono l'esercito a preservare la stabilità: esattamente la retorica con cui i militari stanno al governo da sei anni, e non a caso il nuovo capo delle forze armate non ha escluso l'opzione del colpo di stato nel caso la situazione sfuggisse di mano.

Per quanto il clima sia da pre-rivoluzione, non è chiaro cosa possa ottenere il movimento di protesta a breve termine. In una Thailandia dove i militari e le grandi famiglie che controllano l'economia del Paese si fanno scudo della riverenza verso la monarchia per cementare la loro influenza, gli interessi economici in ballo sono enormi. E più le proteste vanno avanti, più cresce il rischio di violenze: se i giovani pro-democrazia sono galvanizzati dai video della macchina del re circondata da una folla ostile, i fedeli alla monarchia vedono le stesse immagini e si irrigidiscono ancora di più, pensando che i manifestanti siano cattivi thailandesi che hanno smarrito la ragione.

A lungo termine, però, la tendenza appare chiara. Sempre più thailandesi non credono più al mito del re semi-divino che è impossibile criticare. Con un re impopolare che passa undici mesi all'anno nel lusso in Germania, e un governo di dinosauri che prolunga la stasi politica ed economica, le fondamenta dello status quo si stanno erodendo in fretta.

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