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bielorussia
08.09.2020 - 19:46
Aggiornamento: 20:30

Non è un paese per donne

Dopo Kolesnikova, 'sparita' un'altra oppositrice del presidente Lukashenko

non-e-un-paese-per-donne

Minsk - Le donne spariscono in Bielorussia. Specie se riconosciute oppositrici del presidente Aleksander Lukashenko. Ieri, i tre oppositori di rango scomparsi lunedì (tra cui Maria Kolesnikova, una delle donne capofila dell'opposizione) non hanno fatto tempo a ricomparire che già si sono persi i contatti con un’altra dissidente, Antonina Konovalova.

Non che di Kolesnikova si sappia molto, del resto. Stando alla versione ufficiale, sarebbe stata arrestata dalle guardie di frontiera mentre stava entrando in Ucraina (dove sono effettivamente riparati i suoi compagni di ’rapimento’ Ivan Kravtsov e Anton Rodnenkov) nel corso di un’azione rocambolesca “per fuggire”. In realtà Maria ha strappato il passaporto mentre gli agenti la stavano espellere dal suo Paese, facendo fallire l’operazione.

«Non era una partenza volontaria ma una deportazione forzata», ha affermato su Facebook il vice ministro dell’Interno ucraino Anton Gherashchenko. Ma grazie alla sua freddezza è riuscita a impedirla. vLa responsabilità della sua vita e della sua salute ricade personalmente su Lukashenko», ha aggiunto Gherashchenko. Ieri il presidente bielorusso ha concesso la sua prima intervista dall'inizio dele proteste seguite alla sua rielezione a un selezionato gruppo di testate russe. «Se la Bielorussia cade - ha avvertito - poi tocca a Mosca. Se pensate che la ricca Russia possa far fronte [alle proteste, ndr] vi sbagliate; ho parlato con il mio amico più anziano Vladimir Putin - io lo chiamo fratello maggiore - e l’ho avvertito: non si può resistere a tutto questo», ha sottolineato Lukashenko.

Vero o no che sia poco importa. La realtà dei fatti è che ’l'ultimo dittatore d’Europa’ ormai si sta legando mani e piedi alla Russia. «Forse sono rimasto al potere un po’ troppo», ha concesso laconicamente. Il Cremlino ora sta organizzando con grande attenzione la visita di Lukashenko a Mosca e ha chiuso ogni possibile spiraglio a negoziati con il Consiglio dell’Opposizione. «È un organo illegale, come stabilito dalla Corte Costituzionale», ha tagliato corto il portavoce di Putin Dmitry Peskov.

Il disegno di Putin è quello di integrare la Bielorussia nella Russia stessa. Se non formalmente, stabilendo nuovi più stretti legami che condurrebbero allo stesso risultato. Se poi il progetto non dovesse andare in porto, le fortune di Lukashenko potrebbero subire un rovescio.

Intanto nel Paese la confusione sulla sorte degli oppositori sequestrati resta preossupante. A più di 24 ore dalla sparizione di Kolesnikova, infatti, la sua precisa ubicazione era ancora sconosciuta. Secondo le informazioni ricevute dal quartier generale del candidato presidente bielorusso Viktor Babariko, ora in carcere, la donna sarebbe detenuta in una caserma nel distretto di Mozyr, nella regione di Gomel. Ma all’avvocato che si è presentato lì per fornirle assistenza legale è stato detto che non c’è nessuna Kolesnikova.

Per quanto riguarda Kravtsov, segretario esecutivo del Consiglio, e Rodnenkov, il responsabile stampa, la loro sorte è invece chiara: sono al sicuro in Ucraina. Kravtsov, in conferenza stampa a Kiev, ha confermato la storia del passaporto strappato e della tentata espulsione di Kolesnikova.

Il Regno Unito ha chiesto "un’indagine dell’Osce" sulle azioni da parte delle autorità bielorusse - Minsk ne fa parte - ed Angela Merkel ha ribadito che “il nostro cuore batte per i dimostranti bielorussi”. Il governo tedesco, ha detto, deve continuare a discutere su come aiutare l’opposizione ma anche capire quali siano “i limiti” di questo aiuto. Chieda a Mosca.

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