31.08.2020 - 20:18

L'ambasciatore in Germania nuovo capo del governo libanese

L'ncarico a Mustapha Adib, per cercare una via d'uscita a una gravissima crisi, aggravata dall'esplosione del 4 agosto a Beirut

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 Il Libano ha un nuovo premier. Toccherà all'attuale ambasciatore in Germania, Mustapha Adib, sunnita, il compito immane di far uscire il Paese dalla profonda crisi politica ed economica, aggravata dalla devastante esplosione del 4 agosto scorso al porto di Beirut che ha provocato oltre 180 morti.

Poche ore prima dell'arrivo del presidente francese Emmanuel Macron per il centenario del Libano, il neo premier si è impegnato ad attuare subito le riforme richieste dalla comunità internazionale.

Era stato proprio Macron - a Beirut per la seconda volta in un mese - a sollecitare i leader ad avviare una profonda riforma del sistema politico, proiettandosi in un ruolo di primo piano nella ricostruzione della capitale. Il primo risultato di queste pressioni è stata la nomina di un primo ministro, tre settimane dopo le dimissioni di Hassan Diab a seguito della tragedia di cui la classe politica è considerata responsabile.

Per il diplomatico semi-sconosciuto non sarà un compito facile: poco dopo la nomina, in un discorso alla nazione trasmesso in diretta tv, Adib si è impegnato a formare un team di "esperti" e persone "competenti" in grado di avviare le riforme tanto attese. Ha quindi parlato della "necessità di formare un governo in tempi record e di iniziare ad attuare le riforme partendo da un accordo con il Fondo monetario internazionale", in un Paese in preda al collasso economico.

Il nome di Adib, che è iniziato a circolare domenica sera, è quello che ha ricevuto il più alto numero di consensi durante le consultazioni del capo dello Stato Michel Aoun. Poco dopo la sua nomina, l'ambasciatore, sposato e con cinque figli, che proprio domenica ha compiuto 48 anni, ha subito visitato un quartiere devastato dall'esplosione al porto di Beirut incontrando diversi abitanti a cui ha chiesto di dargli fiducia.

Mentre alcuni residenti lo hanno accolto con favore, altri lo hanno fischiato, scandendo gli stessi slogan della protesta iniziata lo scorso ottobre per chiedere le dimissioni di un'intera classe dirigente ritenuta corrotta e incompetente.

Sui social media, gli attivisti si sono affrettati a paragonare Adib al premier dimissionario Diab che lo scorso gennaio si era impegnato, senza successo, a guidare un governo di tecnocrati indipendenti dai partiti tradizionali.

Proprio domenica, il presidente Aoun e il suo alleato politico, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, hanno entrambi espresso la volontà di cambiare il modo in cui è governato il Paese. L'85enne Aoun, una figura non amata dalla piazza che lo considera sordo alle richieste di cambiamento, ha persino sollecitato la proclamazione di uno Stato laico.

Il presidente del Parlamento, Nabih Berri, anche lui insultato dai manifestanti, ha seguito l'esempio oggi sollecitando il cambiamento del sistema politico confessionale del Paese, che ha definito "la causa di tutti i mali".

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