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Bielorussia
10.08.2020 - 19:380
Aggiornamento : 20:18

Minsk si ribella a Lukashenko

Le opposizioni non riconoscono la vittoria del presidente al potere dalll'84. Notte di scontri

Minsk - Scontri di piazza e non applausi per la vittoria di Aleksander Lukashenko nelle elezioni presidenziali in Bielorussia. L'80% di preferenze andate al presidente in carica dal 1984 è considerato un risultato del tutto inventato e comunque non riconosciuto dalla candidata del fronte riformista Svetlana Tikhanovskaya, alla quale sarebbero andate le briciole. Per l’opposizione si tratta di una provocazione, qualcosa che “nulla ha a che fare con la realtà". “Non riconosciamo i risultati”, ha detto Tikhanovskaya. “E chiediamo ai cittadini di non tacere”.

Ovvero di scendere di nuovo in piazza.Ciò che hanno già cominciato a fare domenica sera, subito dopo l’annuncio della vittoria di Lukashenko. Il bilancio della prima notte di disordini è pesante. Oltre tremila arresti (dati del ministero dell’Interno), dozzine di feriti, anche gravi, e forse un morto. Lo sostiene il centro per i diritti umani Viasna ma il ministro della Salute ha categoricamente smentito. “Dovesse essere vero, sarebbe l’inizio della fine”, ha mormorato Tikhanovskaya nel corso della sua conferenza stampa. Dove peraltro ha messo in chiaro che non scapperà all’estero e non vede “per quale ragione dovrebbe essere arrestata”. L’alleata di Tikhanovskaya, Maria Kolesnikova, ha detto di aver chiesto al ministro degli Interni e al capo dello staff presidenziale “di smettere di usare la violenza” e ha ribadito di voler risolvere il conflitto in modo pacifico. “Ma siamo pronti a proteste di lunga durata”, ha avvertito.

Muro contro muro, inevitabilmente, considerato che Lukashenko non ha alcuna intenzione di cedere. Né di riparare in Russia, come toccò fare al suo omologo Viktor Yanukovich, quando piazza Maidan a Kiev divenne un fortilizio dell’opposizione filoeuropea. “Chi viola la legge ne pagherà le conseguenze”, ha avvertito, accusando anche i manifestanti di essere eterodiretti, “dalla Polonia, dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica Ceca”, e denunciando la presenza di infiltrati alle manifestazioni, “purtroppo persino dalla Russia”.

Le condizioni di Mosca

La Russia, appunto. Vladimir Putin si è affrettato a congratularsi con Lukashenko per la vittoria alle urne (insieme a Cina e Kazakistan) ma ha anche aggiunto che Mosca ora si aspetta passi in avanti sulla “cooperazione nello Stato Unico” (ovvero l’integrazione fra Russia e Bielorussia) nonché "all’interno dell’Unione Economica Euroasiatica”. Cioè la chimera geopolitica voluta da Putin per guadagnarsi un posto al tavolo da gioco fra Cina e Occidente. Forse una dichiarazione standard. Ma di certo c’è che nella notte degli scontri i canali del Cremlino, come Sputnik ed RT, non hanno fatto sconti e hanno rilanciato i video più crudi. In altre parole, il sostegno di Mosca potrebbe non essere assicurato, se non in cambio di ulteriore subalternità.

Certo, sul fronte occidentale per Lukashenko le cose non vanno meglio. La Polonia ha chiesto “un vertice europeo straordinario” per discutere la situazione, Berlino (forte del suo semestre di presidenza Ue) ha definito "inaccettabile" che gli “standard minimi democratici” in Bielorussia non siano stati mantenuti mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha chiesto che “i voti dell’elezione siano contati e pubblicati accuratamente”. Tutti hanno poi condannato le violenze contro la popolazione. Su questo punto, peraltro, la situazione non è ancora chiara. La testata indipendente russa Meduza ha ad esempio denunciato che il suo inviato speciale, Maxim Solopov, è "scomparso" da ieri notte e c’è chi dice che è stato picchiato e poi portato via dalla polizia. “Chiediamo alle autorità bielorusse di trovare il nostro collega”, ha scritto Meduza sul sito. Ora si attende la prossima mossa dell’opposizione: il passa parola sui social parla di nuove adunate in centro a Minsk.

lo scenario

Minsk non è Kiev

Minsk - Maidan è lontana. L'opinione più diffusa tra gli analisti che seguono il post-elezioni in Bielorussia tende a escludere, per ora, una ripetizione della vasta protesta ucraina che nel 2013 costrinse l'allora presidente Viktor Yanukovich al lasciare il potere e il Paese.

Le proteste per un risultato elettorale che assicura ancora una volta il potere ad Aleksander Lukashenko, il più longevo dittatore d'Europa, si sono trasformate in scontri quandole forze di sicurezza sono intervenute con la mano più che pesante. Come allora in Ucraina, oggi in Bielorussia i cittadini sono scesi in piazza reclamando il rispetto delle procedure democratiche, nonostante la violenza della polizia e le ondate di arresti.

Le differenze sono tuttavia molte. Diversamente da quanto avveniva in piazza Maidan, a Minsk non si protesta contro la Russia di Putin. La rivolta di Maidan aveva tra i suoi primi obiettivi quello di avvicinare l'Ucraina all'Occidente. Scoppiò nel novembre del 2013, quando Yanukovich decise all'ultimo momento di non firmare un accordo d'associazione con l'Ue, su pressione di Mosca. In Bielorussia invece i cittadini contestano i risultati delle presidenziali, ritenendoli truccati, ma non contesta la relazione stretta con Mosca. Come spiega il politologo dell'Ispi Aldo Ferrari,"il contesto è abbastanza diverso: l'Ucraina "era e in parte è ancora oggi un Paese spaccato a metà tra una componente filo-occidentale e una filorussa, mentre in Bielorussia non c'è nulla di questo tipo e difficilmente si può pensare che una parte importante della società bielorussa veda la Russia come un Paese da cui allontanarsi o dal quale separarsi definitivamente".

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