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07.08.2020 - 20:24

Scontri per le strade di Beirut, preludio al raduno di protesta

Grande manifestazione domani nella capitale libanese ancora sotto shock. Nasrallah, capo di Hezbollah: non avevamo un deposito di armi nel porto.

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Keystone

Beirut – Spunta anche l'ipotesi di "un missile o una bomba", accanto a quella della "negligenza", tra le possibili cause del disastro di Beirut. Ad affermarlo, mentre continua a montare la rabbia popolare contro le autorità, è il presidente libanese Michel Aoun, che aggiunge di avere chiesto al suo omologo francese Emmanuel Macron le immagini satellitari necessarie a fare chiarezza sulla dinamica dei tragici eventi.

Ma ciò, avverte Aoun, dovrà avvenire attraverso un'inchiesta tutta libanese e non internazionale, che invece era stata chiesta giovedì dallo stesso Macron durante una visita in Libano, oltre che da diversi politici locali.

Hezbollah: nessun deposito di armi nel porto

Dopo tre giorni dalla gigantesca esplosione, che ha provocato almeno 157 morti e 5000 feriti, si fa sentire anche Hezbollah per escludere ogni sua responsabilità anche indiretta. In un atteso discorso televisivo, Hasan Nasrallah, il capo del Partito di Dio filo-iraniano che dispone di una forza militare superiore a quella dell'esercito regolare, ha negato che le sue milizie avessero un deposito di armi nel porto.

Un'eventualità sollevata da più parti negli ultimi giorni, specie da chi, dicendo di avere sentito rumore di aerei prima dell'esplosione, aveva ipotizzato un raid israeliano finito male. Anche Israele aveva subito negato ogni responsabilità, sebbene il primo ministro Benyamin Netanyahu due anni fa avesse denunciato all'Onu la presenza di un deposito di missili appartenente a Hezbollah proprio nel porto.

Un discorso dai toni molto prudenti quello di Nasrallah, consapevole della necessità di salvaguardare la pace anche con le fazioni rivali - tra l'altro alleate nel governo - di fronte alla reazione inferocita della popolazione, stanca di un sistema politico giudicato corrotto e clientelare. "Non è accettabile sfruttare a scopi politici o settari questo incidente, che ha colpito tutti", ha detto il capo di Hezbollah. "Tutte le parti politiche dicono che l'esercito libanese è l'unica istituzione del paese su cui c'è piena fiducia... bene, che sia allora l'esercito a condurre l'inchiesta", ha proposto.

Difficilmente ciò basterà a calmare la piazza, dopo scontri tra manifestanti e polizia avvenuti durante la notte in un'area tra le più presidiate dalle forze dell'ordine, davanti al Parlamento. Venti feriti è il bilancio degli incidenti, che hanno visto gli agenti sparare candelotti lacrimogeni contro manifestanti che lanciavano pietre e altri oggetti, tra cui i detriti della distruzione causata dalla deflagrazione. Ma il giorno più difficile per le autorità sarà sabato, quando è atteso un grande raduno di protesta sulla Piazza dei Martiri promosso da diversi gruppi anti-governativi. Molti attivisti, muniti di megafoni e distribuendo volantini, hanno percorso le strade dei quartieri devastati per fare appello ad una mobilitazione di massa.

Arrestato anche il direttore del porto

A placare la rivolta non sono bastati finora i 16 arresti di cui si è avuta notizia finora, fra cui quello di Hasan Koraytem, direttore generale del porto, dove sono saltate in aria le 2750 tonnellate di nitrato di ammonio che vi giacevano da anni. La magistratura, inoltre, ha disposto il congelamento dei conti bancari di 7 persone, fra le quali il capo delle dogane, Badri Daher. Quest'ultimo, tuttavia, aveva detto nei giorni scorsi che ben sei lettere erano state inviate - l'ultima nel 2017 - allo stesso apparato giudiziario per chiedere di fare rimuovere la pericolosa sostanza, ma che nessuna risposta è mai arrivata. Una ricostruzione che sembra avvalorata da un'inchiesta della Cnn, secondo la quale le autorità della dogana avvertirono appunto tra il 2016 e il 2017 un giudice. Quest'ultimo e i suoi successori, secondo i documenti visionati dall'emittente, avrebbero risposto a più riprese che dovevano appurare se la questione "ricadesse sotto la loro giurisdizione".

L'Interpol, intanto, ha annunciato che su richiesta delle autorità libanesi invierà a Beirut una squadra specializzata nell'identificazione dei cadaveri, per cercare di dare un nome ai resti non ancora riconosciuti.

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