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02.06.2020 - 20:560

Trump minaccia di invadere gli Stati Uniti

Il presidente, bibbia in mano, avverte: se i governatori non fermano la rivolta invierò l'esercito

Donald Trump è uscito dal bunker con in una mano la Bibba e nell'altra il fucile. D'accordo, il fucile l'avevano, per lui, le centinaia di soldati e poliziotti che blindavano la Casa Bianca dopo avere malmenato i dimostranti più pacifici di questi giorni, ma il significato della provocazione del presidente non muta.

Lungi dal cercare parole di conciliazione (che peraltro sarebbero suonate false, nella sua bocca) Trump è stato un monito durissimo nei confronti dei manifestanti che protestano per l'uccisione dell'afroamericano George Floyd da parte di agenti della polizia di Minneapolis, e contro la violenza razzista della polizia. Decidendo di rivolgere la propria polemica contro saccheggiatori e incendiari, (quasi che la protesta si risolvesse in quelle forme)  Trump ha chiaramente scelto di sfruttare tensione e paura a proprio vantaggio. Di qui l'avvertimento: se i governatori non imporranno l'ordine nei rispettivi stati, ci penserà lui inviando l'esercito. "Io sono il presidente dell'ordine e della legalità", ha detto, denunciando "atti di terrorismo interno", ciò che gli consentirebbe di ricorrere all'Insurrection Act del 1807, quello che autorizza il Commander in chief a schierare i soldati all'interno del suo stesso Paese. E mentre parlava dal Rose Garden, in sottofondo si sentiva il boato dei lacrimogeni esplosi per disperdere la folla accalcata davanti alla residenza presidenziale, nonostante il coprifuoco. Una folla che Trump ha voluto sfidare con un colpo di teatro: una copia della Bibbia mostrata al mondo dopo la breve 'passeggiata' fin sul sagrato della St. John Episcopal Church, di fronte alla Casa Bianca. Poco prima, per sgombrare il campo e mettere in scena lo show, agli agenti schierati era giunto l'ordine di caricare e allontanare chi protestava pacificamente. In serata, l'altra photo opportunity con la devotissima moglie davanti a una statua di papa Wojtyla fatto santo.

Inevitabile l'ennesima bufera sul presidente. L'obiettivo di mostrare più che mai un'immagine di leader forte non è stato mai così smaccato, se non altro pe rimediare all'immagine del presidente costretto a riparare nel  bunker della Casa Bianca, come gli era toccato fare venerdì, portatovi dagli agenti del Secret Service. Joe Biden ha additato l'ego smisurato di un presidente che "fomenta l'odio" e alimenta "paure e divisioni". La sindaca e il vescovo della chiesa episcopale di Washington si sono detti "scioccati e indignati" per la messinscena di Trump.

Intanto l'America è in fiamme. Per la settima notte consecutiva in decine di città si sono consumati scontri, cariche della polizia, aggressioni ad agenti, vetrine infrante, saccheggi e auto incendiate. Non serve a placare gli animi il fatto che anche l'autopsia ufficiale sul corpo di George Floyd parli adesso di "omicidio", riconoscendo che la vittima è morta in seguito alla pressione subita sul collo da parte degli agenti che stavano eseguendo il suo arresto. Per New York è stata una vera notte di follia con il cuore di Manhattan, dalla Fifth Avenue a Soho, messo a ferro e fuoco da quella che Trump ha definito "la feccia", attaccando il governatore Andrew Cuomo accusato di non aver fatto nulla per evitare la devastazione. Oltre 700 gli arresti, con il coprifuoco che è stato anticipato alle otto di sera ed esteso fino al 7 giugno, misura senza precedenti. A Chicago i disordini hanno fatto due vittime mentre ad Atlanta, una delle città più calde della protesta, sei agenti della polizia sono stati accusati di uso eccessivo della forza contro i manifestanti. A Louisville, in Kentucky, il capo della polizia è stato silurato dopo che un agente domenica ha sparato, uccidendolo, un afroamericano che manifestava. Ora si teme per l'ottava notte di caos, soprattutto a Washington, New York e Los Angeles.

Cresce intanto il confronto politico per abolire a livello federale la stretta al collo da parte della polizia per immobilizzare gli arrestati, con la quale l'agente Derek Chauvin (il solo finora arrestato e incriminato per omicidio volontario) ha ucciso Floyd. Ci stanno lavorando i democratici al Congresso, e la proposta è stata rilanciata oggi dal governatore di New York Andrew Cuomo. La prassi è stata bandita in alcuni Stati o città, ma non ovunque. A Minneapolis è ancora consentita e la difesa di Chauvin giocherà anche su questo. I dati tuttavia mostrano che la polizia locale l'ha usata prevalentemente contro gli afroamericani: dal 2012, 280 casi su 428, ossia il 65%. 

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