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19.05.2020 - 20:38
Aggiornamento: 21:34
Ansa, a cura de laRegione

L'Oms assicura: l'inchiesta sull'origine della pandemia si farà

Continua lo scontro tra Washignton e Pechino che accusa: 'Trump infanga la Cina'

Washington/Ginevra - L'inchiesta sulla gestione della pandemia da coronavirus da parte dell'Oms si farà. L'assemblea dell'Organizzazione che raccoglie 194 membri ha approvato una risoluzione che ne prevede l'avvio "al momento opportuno più prossimo" in un clima da resa dei conti tra Cina e Stati Uniti con l'Unione europea, che dell'indagine è stata promotrice, a stemperare i toni e a fare da pontiere. "Siamo pienamente impegnati per la trasparenza e la responsabilità. La vogliamo più di chiunque altro", ha detto il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus concludendo la due giorni di lavori in video conferenza.

Ma dopo le tensioni della vigilia non proprio in punta di fioretto, Washington e Pechino sono passati alla sciabola. E' stato il presidente americano Donald Trump ad assestare il primo affondo quando in Europa era ancora notte, minacciando di rendere "definitiva" la "decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all'Organizzazione mondiale della Sanità" presa in aprile e di riconsiderare "la nostra adesione all'Oms" se l'Organizzazione "non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi 30 giorni". Ancora una volta The Donald ha scelto Twitter per diffondere una lettera inviata a Tedros e datata il 18 maggio nella quale elenca le ragioni del "fallimento della risposta" dell'Oms al Covid-19 e parla di "un'allarmante carenza di indipendenza dalla Repubblica popolare cinese".

La replica di Pechino, affidata al portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, è stata durissima. La lettera di Trump non solo "inganna l'opinione pubblica e infanga la Cina" ma "tenta di spostare le colpe dalla risposta maldestra" degli Usa alla pandemia, per di più puntando a "sottrarsi ai propri obblighi internazionali". Ma non è nello stile di Trump moderare i toni e parlando alla Casa Bianca ha ribadito che l'Oms "deve darsi una regolata" oppure "non vi parteciperemo più".

Tra veleni, accuse e colpi bassi l'Assemblea è servita anche a chiarire definitivamente che più di quattro milioni e 800 mila contagiati e gli oltre 319 mila morti nel mondo non sono serviti a fare fronte comune magari in vista di un vaccino per tutti (peraltro promesso ieri dal presidente Xi Jinping in caso che a trovarlo siano i cinesi), ma solo a spostare per un po' lo scontro dal 5G e dai dazi lungo un'altra trincea. A cercare di riportare le armi della ragione nella battaglia tra titani ci ha provato Ursula von der Leyen che ha invocato una improbabile compattezza nella lotta al coronavirus.

"Per ora concentriamoci sulla sfida immediata, questo è il tempo della cooperazione", ha detto la presidente della Commissione europea nel suo intervento cercando di mediare anche sulle cure da somministrare alla febbricitante organizzazione. La cooperazione , ha sottolineato, non significa che" una volta passata la pandemia da coronavirus "non dovremo guardare a modi per modernizzare l'Oms per rispondere alle nuove sfide".

E a offrirle una sponda è arrivata la Russia di Putin, pronta a "partecipare energicamente" alla riforma dell'Oms ma - ha sottolineato il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, "ci opponiamo a rompere tutto ciò che esiste a vantaggio delle preferenze politiche o geopolitiche di un Paese, cioè gli Stati Uniti".

Ma la formulazione della risoluzione approvata è vaga e genericamente chiede di valutare "le azioni dell'Oms e la loro tempistica relativa alla pandemia Covid-19 e formulare raccomandazioni per migliorare la prevenzione globale e la capacità di risposta, anche attraverso un rafforzamento appropriato del programma di emergenza sanitaria dell'Oms".
 

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