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(Keystone)
Estero
21.01.2020 - 21:150

Ex capo dell'Interpol condannato a 13 anni di carcere

Il cinese Meng Hongwei è stato giudicato colpevole di aver intascato tangenti per oltre 2 milioni di dollari fra il 2005 e il 2017. Ma c'è che grida al complotto.

Da potente, rispettato e temuto dirigente dell'apparato politico-amministrativo cinese a figura avvilita, emaciata e ingrigita, che si sottomette con umiltà al giudizio della Corte: si è conclusa così la parabola di Meng Hongwei, che è stato per due anni presidente dell'Interpol prima di scomparire nel nulla e riapparire poi davanti al tribunale che oggi lo ha condannato a 13 anni e mezzo di carcere per tangenti percepite alcuni anni fa.

Un caso tanto clamoroso quanto sospetto, secondo alcuni osservatori e secondo la stessa moglie di Meng, che ritiene che il marito sia vittima di una vendetta politica orchestrata dal presidente Xi Jinping contro un rivale, oltre che un capro espiatorio nello sbandierato giro di vite del leader cinese contro la corruzione.

Favori giudiziari o amministrativi

Il tribunale di Tianjin, città portuale nel nord della Cina, ha riconosciuto Meng colpevole di aver intascato tangenti per oltre 2 milioni di dollari fra il 2005 e il 2017 - per favori giudiziari o amministrativi a persone e aziende - quando era un potente dirigente dell'apparato della sicurezza interna cinese. Poi ci fu l'elezione a presidente di Interpol e il trasferimento a Parigi, e molti osservatori avanzarono il timore che da tale posizione il Dragone di Xi potesse usufruire di leve in più per estendere il suo potere.

A capo dell'InterPol non durò neanche due anni

Aspettativa tradita, perché in quella posizione Meng non durò neanche due anni: nel settembre 2018 ci fu la misteriosa sparizione durante una visita in Cina, che mise fine prematuramente al suo mandato all'agenzia internazionale della polizia criminale, che avrebbe dovuto terminare quest'anno.

La prima a dare l'allarme per la sua sparizione fu la moglie, Grace Meng, e pochi giorni dopo furono comunicate le sue dimissioni. Le autorità cinesi confermarono poi quanto si sospettava: Meng era stato arrestato e detenuto in attesa di essere processato per corruzione e che quando scomparve dai radar era già indagato.

Nell'emettere oggi la sentenza, al termine di un'unica udienza, i giudici - spiegano i media - hanno tenuto conto di alcuni fattori attenuanti, fra i quali il fatto che l'imputato abbia "confessato, dicendo la verità, tutte le circostanze dei suoi crimini", anche se - si legge sul New York Times - le autorità cinesi non sono state in grado di ritrovare molte delle somme di denaro che Meng è accusato di avere intascato negli anni.

Niente ricorso in appello

La tv di Stato cinese, la Cctv, ha riferito che "Meng Hongwei ha detto in aula che avrebbe accettato il giudizio della corte, senza ricorrere in appello".

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