(Keystone)
Estero
19.01.2020 - 09:110

Clima infuocato a Beirut

Si accendono le proteste anti-governative con durissimi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, sfociati in una guerriglia che ha provocato oltre 220 feriti

Si infiammano le proteste anti-governative a Beirut con durissimi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, sfociati in una guerriglia e oltre 220 feriti. Un clima infuocato che ha spinto il capo di Stato Michel Aoun e il premier uscente Saad Hariri a chiedere l'intervento dell'esercito per "riportare la calma" nel centro della capitale, dove migliaia di dimostranti si erano radunati spingendo per avvicinarsi alla super-fortificata zona del parlamento.

Il Paese è da mesi in uno stato di profonda crisi economica e politica. E il sistema bancario locale, per decenni descritto come il più stabile della regione, ha cominciato a razionare la distribuzione del dollaro americano in un contesto di svalutazione graduale della lira locale. E si registra un incremento dei prezzi del 30 per cento e un aumento vertiginoso della disoccupazione.

L'innalzamento della tensione giunge mentre il premier incaricato Hassan Diab, espressione della coalizione di partiti confessionali guidati dagli Hezbollah filo-iraniani, fatica a raggiungere un accordo con i diversi leader politici per un governo che risponda, almeno nelle apparenze, alle richieste della piazza.

Diab insiste nel voler presentare un esecutivo ristretto di 18 ministri - circa la metà dei governi precedenti - con esponenti nominalmente nuovi, ovvero che non hanno assunto in passato incarichi ministeriali. Gli analisti osservano che dietro le nomine proposte da Diab ci sono gran parte dei movimenti politici al potere da decenni e messi sotto accusa dal movimento di protesta scoppiato a metà ottobre scorso.

Già nei giorni scorsi le forze dell'ordine erano intervenute più volte dopo che cortei di protesta si erano trasformati a Beirut in azioni di violenza urbana, con attacchi ai bancomat, alle sedi delle banche nei centri nevralgici della capitale.

Dopo giorni di ripetuti blocchi stradali in diverse zone del paese, il sabato era cominciato in sordina, con gruppi di migliaia di dimostranti giunti a Beirut dalle città del nord e del sud del paese e dalla parte centrale della valle della Bekaa, a est del Libano.

Sin dalle prime ore del pomeriggio diversi cortei si erano poi mossi dalle periferie verso il centro cittadino, dove sorgono le sedi istituzionali e dove da metà ottobre scorso sono stati inscenati i massicci sit-in di protesta anti-governativa.

Ma in serata le proteste si sono via via fatte più violente, segno di una rabbia popolare sempre più difficile da contenere. La polizia è stata accusata di aver deliberatamente attaccato il sit-in in piazza dei Martiri. Ma il ministero degli interni smentisce la circostanza.

Immagini provenienti dal teatro degli incidenti mostrano scene concitate e confuse di spari di lacrimogeni e idranti da parte della polizia che tenta di respingere dimostranti, alcuni di questi autori di sassaiole e lanci di petardi contro gli agenti.

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