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(Keystone)
Estero
08.01.2020 - 15:250
Aggiornamento : 16:21

Un'analisi di quello che sta succedendo in Australia

Il cambiamento climatico c'entra eccome, i 'piromani' molto meno, la situazione è preoccupante eppure l'ecosistema del bush dipende anche dagli incendi

Sui devastanti incendi australiani si sono sovrapposte molte informazioni, spesso di difficile verifica. Per questo torna comodo uno scritto diffuso su Facebook da Giorgio Vacchiano, ricercatore nell'ambito della selvicoltura e della pianificazione forestale presso l'Università degli Studi di Milano, e ripubblicato dal quotidiano online ilPost. 

Dall'autore del volume 'La resilienza del bosco' si imparano diverse cose: 

  • il cambiamento climatico c'entra eccome: contribuisce all'aumento di aria secca sull'Oceania, favorisce uno spostamento dei venti che accresce il rischio di incendi estesi, e dunque ha un ruolo nell'estate più calda e secca dal 1900.
  • A loro volta gli incendi contribuiscono al fenomeno, aumentano il rischio idrogeologico, portano all'iscurimento dei ghiacciai neozelandesi che dunque rischiano di sciogliersi più rapidamente.
  • la politica australiana favorevole all'industria carbonifera è una causa solo indiretta del problema: nel senso che il clima globale è interconnesso, quindi il consumo di carbone in loco conta quanto l'inquinamento che generiamo noi dall'altra parte del mondo.
  • Metà delle accensioni sono causate da fulmini, soprattutto quelle con conseguenze più devastanti. La 'caccia al piromane' è fuorviante, un po' perché rischia di far dimenticare le cause climatiche, un po' perché si rischia di confondere il dolo con l'errore umano, infine perché "il problema qui non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa".
  • Dire che l'intera Australia è in fiamme è scientificamente discutibile, dato che da ottobre a oggi gli incendi hanno percorso 8 milioni di ettari: il doppio della superficie bruciata in Siberia e Amazzonia nel 2019 – ed è molto preoccupante –, ma su un totale di 769 milioni di ettari.
  • Non si deve ignorare la propensione naturale del bush australiano a bruciare: in parte, dunque, l'intero ecosistema australiano – inclusi gli animali – è 'abituato' al fenomeno almeno finché si presenta con le entità abituali. Anche la stima di mezzo miliardo di animali uccisi, secondo Giorgio Vacchiano, è "grossolana" e difficile da confermare.
  • Poi naturalmente c'è il rischio per l'uomo: almeno 25 morti, aria inquinata, danni per miliardi di dollari, erosione, 
  • Cosa possiamo fare? "Ridurre le nostre emissioni con comportamenti collettivi ad alto impatto".

Qui di seguito il post completo di Vacchiano, che merita un'attenta lettura:

 

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