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11.12.2019 - 19:270

In pensione oltre i 64 anni: la Francia si ribella

Una 'linea rossa' che viene superata, e ora anche i sindacati riformisti dichiarano sciopero

Il premier francese Edouard Philippe spiega la riforma e anche i sindacati riformisti, quelli che finora non avevano scioperato, gli dichiarano guerra. L'età "perno", i 64 anni per andare in pensione a tasso pieno, "sono la linea rossa". E il governo l'ha oltrepassata.Così, a una settimana dall'inizio della mobilitazione, i sindacati lanciano un appello "a uno sciopero più duro". Si va avanti, a oltranza.

"La mia porta è aperta, la mia mano è tesa". Le parole di Philippe, al quale Emmanuel Macron ha scelto di lasciare completamente la scena nella prova più delicata del suo mandato, non sono servite a nulla. I leader sindacali hanno ascoltato in diretta - al fianco degli 'cheminots' riuniti in assemblea permanente nelle stazioni, nei depositi dei bus, davanti ai tabelloni dei treni quasi tutti cancellati - gli annunci del capo del governo.

Un Paese stremato

Philippe, attesissimo da un Paese già stremato dall'assenza di trasporti ormai da oltre una settimana e con le feste di Natale vicine, ha detto che "le decisioni del governo giustificano una revoca degli scioperi". Ma nessuna affermazione ha avuto meno effetto di questa. La fine dei "regimi speciali" per passare ad un sistema universale a punti, unito all'allungamento dell'età per ottenere il tasso pieno di pensione sono state le due componenti che hanno fatto saltare il banco, nonostante la concessione sull'entrata in vigore delle nuove norme, che dovrebbero partire soltanto dalla generazione dei nati nel 1975, mentre in un primo tempo la data fissata era quella della classe 1963.

Edouard Philippe ha spiegato che con la riforma il governo garantirà comunque che il sistema a punti sarà eguale per tutti e che il valore dei punti sarà indicizzato "non sui prezzi ma sui salari, che crescono più rapidamente in Francia" e che il controllo periodico di tale valore sarà affidato al Parlamento; che il sistema "sarà lo stesso per tutti i francesi, senza eccezioni"; che a fine carriera, a tutti, verrà garantita una "pensione minima di 1.000 euro"; e che "i più ricchi pagheranno un contributo di solidarietà più elevato rispetto ad oggi". C'è poi il capitolo donne di questo "nuovo patto fra le generazioni" con punti più "pesanti" per le lavoratrici con un figlio e punti supplementari per le famiglie da tre figli in su.

Ma sui "regimi speciali", nati per salvaguardare i lavori più deboli, esposti ed usuranti, non è stato chiaro sulle misure compensative, quelle che dovrebbero garantire - con un sistema uguale per tutti - un trattamento particolare per alcune categorie penalizzate. E, infine, l'età: i 62 anni per andare in pensione non si toccano, ma il governo vuole fissare - all'orizzonte 2027 - l'entrata in vigore di "un'età di equilibrio" a 64 anni, il minimo per ottenere la pensione a tasso pieno. In pratica un sistema di bonus-malus in cui si può andare via a 62 ma senza tasso pieno, si può restare fino a 67 accumulando ancora di più, con 64 che diventa "l'età pivot", il perno del sistema.

Pochi minuti ed è stato Laurent Berger, leader del più importante sindacato, il riformista Cfdt che finora si era smarcato dagli scioperi, ad aprire le ostilità: "Con l'età a 64 anni è stata oltrepassata la linea rossa". È stato il segnale che l'operazione strategica del governo, quella di portare con sé i riformisti e gli autonomi Unsa del sindacato, era fallita. Sulla scia della guerra aperta ha tuonato allora Philippe Martinez, leader dei duri della Cgt, quelli che da una settimana bloccano i treni: "Il governo sta prendendo in giro tutti".

Mobilitazione ancora più dura

Dopo una settimana, Macron e Philippe si ritrovano davanti il sindacato compattato e da domani una mobilitazione più dura: alle manifestazioni in provincia se n'è aggiunta stasera una parigina molto movimentata a Republique. I treni saranno ancora più rari, le metropolitane sporadiche, mentre il blocco delle raffinerie sta cominciando a farsi sentire con una penuria di carburante in molte stazioni di servizio.

Scioperi e manifestazioni sono ormai ad oltranza, già è stato fissato un corteo per martedì 17, a ridosso di Natale. Per Emmanuel Macron, quasi un vicolo cieco: continuare un braccio di ferro che lo renderà ancora meno popolare, o cedere sul progetto cardine del suo programma. Con la prospettiva, in quest'ultimo caso, di dover rinunciare a ricandidarsi all'Eliseo nel 2022.

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