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10.10.2019 - 07:450
Aggiornamento : 08:04

Siria, l'offensiva 'Sorgente di pace' fa le prime vittime

Sarebbero 11 i morti in seguito al primo raid di bombardamenti turchi lungo nel nordest della Siria, di cui 8 civili. I raid sono ripresi in mattinata.

Undici morti di cui otto civili è il bilancio parziale (secondo fonti locali) di 'Sorgente di pace', l'operazione militare turca battezzata da Erdogan; offensiva annunciata mercoledì e iniziata diverse ore fa nel nordest della Siria, lungo una superficie di circa 400 chilometri sul confine.

L'aviazione turca ha ripreso stamani a bombardare aree a ridosso della frontiera. Lo riferisce la tv panaraba al Arabiya citando i propri corrispondenti nella zona tra Qamishli e Tall Abyad. E' stata colpita l'area di Tall Abyad e di Ras al Ayn, epicentro dell'offensiva turca.

I bombardamenti dell'attacco turco ai curdi erano cessati attorno alle 2 della notte: 181 gli obiettivi – dovrebbero essere postazioni terroristiche – colpiti, afferma Ankara.

Dal canto loro, le forze curdo-siriane hanno respinto l'attacco con colpi di mortaio. "L'offensiva terrestre delle forze turche è stato respinta dai combattenti dell'Sdf a Tal Abyad'ì, ha scritto su Twitter il portavoce dell'Sdf, le Forze democratiche siriane dominate dalle milizie curde Ypg, Mustafa Bali, poco dopo l'annuncio di Ankara dell'inizio dell'offensiva di terra.

"Caccia turchi hanno lanciato raid su aree civili. C'è grande panico fra la popolazione nella regione", ha twittato ancora un portavoce dei combattenti curdi nel nord della Siria. I raid dei jet turchi sull'area di Ras al-Ayn sono confermati anche da fonti militari di Ankara, che sostengono di prendere di mira obiettivi delle forze curde dell'Ypg.

L'artiglieria turca ha iniziato a colpire obiettivi delle forze curde dell'Ypg a Tal Abyad, l'altro punto da cui l'esercito di Ankara intende entrare in Siria oltre a Ras al-Ayn, già bombardata dai caccia nei minuti scorsi. Lo riferisce l'agenzia statale turca Anadolu.

Si registrano le prime vittime civili dei raid aerei e di artiglieria turchi nel nordest della Siria nell'ambito della nuova campagna militare di Ankara contro le forze curdo-siriane a est dell'Eufrate e a ridosso della frontiera turca. Lo riferisce il comando delle operazioni delle forze curdo-siriane, senza fornire ulteriori dettagli.

Le autorità curdo-siriane hanno annunciato una mobilitazione e allerta generali in tutto il nordest siriano per difendersi dalle "minacce dell'esercito turco e dei suoi mercenari di attaccare la regione frontaliera siriana nord-orientale".

Le reazioni: condanna dalla comunità estera

In giornata, è prevista una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu, mentre da più parti giungono le prime dichiarazioni di preoccupazione e condanna riguardanti l'offensiva (da Boris Johnson a Donald Trump; Guterres, Conte e Putin, così come dalla Germania all'Egitto, al Parlamento europeo…).

Gli Stati Uniti, o meglio, il Senato statunitense vorrebbe imporre sanzioni alla Turchia, qualora non dovesse ritirare truppe e quindi attacco; Paese che nel frattempo ha preso in custodia due detenuti Isis britannici.

"Gli Stati Uniti non appoggiano l'attacco turco in Siria e hanno detto chiaramente alla Turchia che questa operazione è una cattiva idea", ha affermato il presidente Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. Trump si aspetta che la Turchia, dopo aver "invaso" la Siria, rispetti "tutti i suoi impegni", tra cui "proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria". "Inoltre la Turchia è ora responsabile nel garantire che tutti i combattenti dell'Isis catturati restino in prigione e che l'Isis non rinasca in nessun modo o forma", aggiunge. "Noi li richiameremo ai loro impegni", afferma il tycoon, e "monitoreremo strettamente la situazione".

Gli ambasciatori in Turchia dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu sono stati invitati al ministero degli Esteri di Ankara per essere aggiornati sugli sviluppi dell'operazione militare lanciata oggi dalla Turchia nel nordest della Siria.

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