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Estero
10.09.2019 - 00:040

La nave Alan Kurdi non può navigare in acque italiane

Il divieto siglato dall'ex ministro Salvini è sempre in vigore. Conte, dal canto suo, dice basta agli approcci emergenziali puntando ai corridoi umanitari

La Alan Kurdi non è autorizzata ad entrare in acque italiane. È infatti sempre in vigore il divieto siglato dall'ex ministro Matteo Salvini lo scorso 31 agosto in base al decreto sicurezza bis. La comunicazione è stata inviata in serata dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano alla nave della ong tedesca Sea Eye che aveva chiesto il Pos (Place of safety, porto sicuro).

In Parlamento, intanto, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che le cose sono cambiate: basta con gli approcci emergenziali, saranno eliminate le megamulte alle ong, in coerenza con le osservazioni del capo della Stato, Sergio Mattarella, elaborata "un'organica normativa" sul tema e chiesta "solidarietà effettiva" all'Ue.

Ieri sera il soccorso della Ocean Viking al largo della Libia: 50 persone, tra le quali una donna incinta e 12 minorenni. Uno dei medici di bordo ha aggiornato sulle condizioni fisiche: "diversi soffrono di mal di mare, due casi di ipotermia ed evidenti segni fisici di violenze subite da queste persone nel loro periodo di detenzione in Libia". La nave non ha diretto il timone a nord, verso Lampedusa, ma è rimasta in area Sar libica pronta ad eventuali altri interventi di salvataggio.

Con la Guardia costiera libica ci sono stati scambi di email ma non richiesta di Pos (place of safety, un porto sicuro). L'altra nave umanitaria, la Alan Kurdi di Sea Eye, si trova sempre fuori dalla acque maltesi: 5 i migranti rimasti a bordo, dopo che tre minorenni sono stati evacuati per le condizioni di salute. "La situazione è preoccupante", denuncia la ong, che in serata ha inviato una richiesta di aiuto a Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

"Siamo bloccati da 9 giorni di fronte a Malta e speriamo nella solidarietà di altri Stati Ue", ha fatto sapere la ong. Ma l'Italia ha detto subito no, in accordo, si legge nella risposta del Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma, con il divieto d'ingresso firmato lo scorso 31 agosto, sulla base del decreto sicurezza bis. Lamorgese, che valuta la situazione in stretto coordinamento con Conte.

Se la Ocean Viking decidesse di dirigersi verso le acque italiane si analizzerebbero le opzioni. Difficile ipotizzare che l'ex prefetta faccia ricorso al potere di vietare l'ingresso attribuito al ministro dell'Interno dal dl Salvini. Si contatterà presumibilmente Bruxelles per chiedere che organizzi la redistribuzione dei soccorsi tra i vari Paesi europei. Lo stesso premier è atteso dopodomani nella capitale belga dal presidente uscente della commissione Ue, Juncker. I numeri di quest'anno smentiscono un'emergenza-sbarchi. Fino ad oggi si contano 5'728 arrivi nel 2019, contro i 20'322 del 2018 ed i 100'307 del 2017 nello stesso periodo.

Con l'avvicinarsi dell'autunno è prevedibile che questo si confermerà un anno record, ma in senso negativo, per migranti giunti via mare. Cosa che permetterà di gestire il fenomeno come vuole Lamorgese, che oggi, intercettata in Transatlantico, ha risposto così ai cronisti che le chiedevano delle navi ong: "il ministro dell'Interno è sempre operativo, 24 ore su 24. Affronteremo anche questa emergenza se sarà un'emergenza".

Un 'se' rivelatore: l'obiettivo è che i flussi non diventino un'emergenza e tale non si può comunque definire l'arrivo di una nave con 50 persone soccorse. E Conte in Parlamento, tra le proteste della Lega ("i porti li chiudiamo noi, tutti insieme, perché in Italia non si entra senza permesso", l'avvertimento di Salvini), ha spiegato che il fenomeno migratorio "va gestito con rigore e con responsabilità" sulla base di "un approccio non più emergenziale, ma strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di un'organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e l'immigrazione clandestina, ma che, nello stesso tempo, si dimostri capace di affrontare ben più efficacemente i temi dell'integrazione per coloro che hanno diritto a rimanere e dei rimpatri per coloro che non hanno titolo per rimanere".

Ed in questo quadro, ha sottolineato, "non possiamo più prescindere da un'effettiva solidarietà tra gli Stati membri dell'Unione europea. Questa solidarietà finora è stata affermata, anche in documenti ufficiali; è stata preannunciata nei fatti, ma non è stata ancora realizzata". Nei prossimi vertici il tema sarà dunque posto con forza sui tavoli dell'Unione, sia da parte del premier che dai suoi ministri. Una delle soluzioni per uscire da "gestioni emergenziali" è quella di rafforzare i corridoi umanitari, ha aggiunto Conte.

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