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Estero
02.08.2019 - 20:540

Il genocidio dei Rom e la 'zingaraccia' di Salvini

Ne sono morti fra 250mila e 1 milione nei lager nazisti, 3mila solo in una notte di 75 anni fa. Ma il ministro dell'Interno italiano continua a insultarli

a cura de laRegione

Roma – E' stato per molto tempo un genocidio dimenticato quello operato dai nazisti contro Rom, Sinti e altre minoranze – tra le 250mila e un milione le vittime, secondo le stime – durante la seconda guerra mondiale, accanto a quello degli ebrei, con i suoi 6 milioni di morti nei campi di sterminio. Ieri, a 75 anni dal giorno in cui furono uccisi gli ultimi prigionieri Rom ad Auschwitz-Birkenau, si è ricordato quel massacro.

Una commemorazione del 'Porrajmos' – così si chiama in lingua rom “la distruzione” – che in Italia è stata occasione di polemiche: la comunità ebraica italiana ha criticato duramente il ministro dell'Interno Matteo Salvini – pur senza nominarlo – che ieri aveva usato l'espressione 'zingaraccia' per rispondere a un insulto che sarebbe stato pronunciato da una donna Rom contro di lui ("ti andrebbe tirata una pallottola in testa", avrebbe urlato la donna). “Oggi si ricorda lo sterminio nazista di migliaia di zingari. Una pagina importante e drammatica della nostra storia che avrebbe dovuto insegnarci l'importanza delle parole e degli effetti che queste producono”, ha scritto in un tweet Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma, in evidente riferimento alle parole del vicepremier.

La cerimonia principale per il ricordo del Porrajmos si svolge all'ex lager di Auschwitz-Birkenau, alla presenza degli ultimi superstiti. Proprio ad Auschwitz, il 2 agosto del 1944, i nazisti gassarono tremila rom in una sola notte, ne bruciarono i corpi e li seppellirono sommariamente in una fossa comune. Ma non fu solo il regime tedesco a perseguitare i rom: l’Italia mussoliniana iniziò ancora prima degli sgherri di Adolf Hitler. Pregiudizi e odii duri a morire, se un ministro dell’Interno – pur insultato – si permette ancora di usare certi epiteti. E chissà quando ci stuferemo di considerare normali certe provocazioni.

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