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20.06.2019 - 21:040

Turiste uccise in Marocco, l'ispano-svizzero nega

Durante l'udienza odierna il 25enne ginevrino accusato di aver preso parte all'assassinio delle due ragazze scandinave ha respinto ogni accusa di coinvolgimento

Il 25enne ginevrino, con nazionalità ispano-svizzera, accusato assieme ad altre 23 persone di essere coinvolto nell’uccisione di due turiste scandinave in Marocco, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio durante l’udienza che si è svolta oggi davanti al tribunale di Salé, vicino a Rabat. Le due studentesse, una 24enne danese e una 28enne norvegese, furono uccise e decapitate in una località isolata dell’Alto Atlante, in una zona apprezzata dagli escursionisti, nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 2018. Gli imputati sono accusati di "apologia del terrorismo", "costituzione di una banda per attentare all’ordine pubblico" e "aiuto premeditato ad autori di atti terroristici". Nell’udienza odierna sono stati ascoltati sette imputati, fra cui il ginevrino trasferitosi in Marocco dopo la sua conversione all’Islam. L’ispano-svizzero, soprannominato "Abdellah", è accusato di aver insegnato ai principali sospettati ad usare una messaggistica criptata e di averli addestrati a sparare in una palestra per il paintball. "Rifiuto qualsiasi idea estremista" e "non sono responsabile per le idee altrui", ha detto. Il giovane ha tentato di raccontare ai giudici "l’intero contesto della sua conversione all’Islam" ma è stato interrotto dalla corte, L’uomo ha detto di aver conosciuto Abdessamad Ejjoud, il presunto capo di una cellula jihadista, per caso tramite un imam, anch’egli imputato, ma di aver "tagliato tutti i legami con lui più di un anno fa a causa delle sue idee estremiste". "Ho invitato Ejjoud con altre persone solo una volta a una partita di paintball. E’ solo un gioco", ha argomentato. Ha poi affermato di non avere un account Facebook o Telegram e di essersi sentito male dopo aver visto "i primi 10 secondi del video" dell’omicidio. Nel corso delle precedenti udienze, i principali sospettati hanno ammesso di aver decapitato turisti o di aver filmato la scena con un telefono cellulare. Il capo della cellula jihadista, interrogato sul ruolo del ginevrino, lo ha scagionato. Altri imputati, invece, hanno raccontato ai giudici della sua "radicalizzazione", delle sue "posizioni jihadiste" e del suo progetto di aderire all’Isis. "Ci sono state molte contraddizioni e ombre, e alcuni ne hanno parlato in tribunale senza nemmeno conoscerlo", ha detto all’AFP l’avvocato difensore Saad Sahli. Oggi il tribunale ha respinto le richieste dell’accusa di convocare lo sceicco Mohamed al-Maghraoui, che dirige diverse scuole coraniche a Marrakech, dove molti degli imputati sono stati formati."Il suo nome è stato menzionato dai principali accusati. Chiediamo che sia ascoltato per determinare se abbia una responsabilità nel loro reclutamento", aveva detto Khalid Elfataoui, avvocato dei genitori di una delle vittime. La corte ha respinto anche la richiesta della parte civile di convocare il ministro per i diritti umani, Mustapha Ramid, per un discorso pronunciato nel 2012 che ha suscitato clamore ed è stato considerato estremista. La prossima udienza è fissata per il 27 giugno.

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