Estero
14.03.2019 - 09:120

Niente hard Brexit, per ora

Oggi il Parlamento inglese dovrebbe autorizzare la richiesta di un posticipo a Bruxelles.

Ormai la Brexit sembra ‘Ricomincio da capo’, quel film in cui il povero Bill Murray si trova condannato a rivivere sempre la stessa giornata. Ogni mattina Theresa May si sveglia, va a Westminster, si fa menare e torna a casa. Dopo la bocciatura del suo accordo con l’Ue, martedì, ieri la premier è stata battuta in Parlamento sull’uscita senza accordo dall’Europa. Ovvero – e questa è notevole – su qualcosa che voleva anche lei. In realtà, infatti, anche May aveva proposto una mozione contraria all’uscita ‘no deal’ il 29 marzo, ma non così tanto da escluderla anche in assenza di un successivo accordo. La Camera dei Comuni ha invece preferito la mozione alternativa dell’altra tory Caroline Spelman, che esclude la hard Brexit in modo incondizionato (321 a 274, incluso il consenso labour del dispettoso Jeremy Corbyn). Quindi: non si esce senza accordo, ma l’accordo così com’è non va bene. Altro giro di giostra. Oggi il Parlamento dovrebbe autorizzare la richiesta di un posticipo a Bruxelles. Ma su tale proroga – non si sa ancora se di pochi mesi o a fine anno – servirà l’unanimità al Consiglio dell’Ue (quindi l’uscita ‘dura’, che Londra non vuole, non si può comunque ancora escludere). Nel corso dei tempi supplementari potrebbe succedere di tutto: nuovi tentativi da parte di May per fare approvare l’accordo così com’è, la caduta del governo, un nuovo referendum su Brexit, nuovi negoziati e accordi con un’Europa sempre più incarognita, un’invasione di cavallette. La confusione investe anche i pontieri europei, che a due passi dalle elezioni – col rischio di ritrovarsi i colleghi inglesi fra i banchi – devono anche loro tenere insieme falchi e colombe. “Il Governo britannico deve dirci come intende procedere per unire una maggioranza costruttiva su una proposta”, ha detto il capo negoziatore Michel Barnier. E deve farlo entro il 21 marzo, data del prossimo Consiglio europeo. Parigi e Berlino hanno fretta di chiudere la partita, per liberarsi di Londra e consolidare la trazione francotedesca. Altri preferiscono prendere tempo, nella speranza che un secondo referendum si rimangi la Brexit e sopravviva un’Europa più corale. Però c’è anche l’internazionale nazionalista (questa poi) che potrebbe aiutare gli hard brexiteers, accogliendo l’appello di Nigel Farage a Strasburgo: “Si deve mettere il veto alla proroga. Lasciateci andare: è l’unica soluzione”. In ogni caso, è difficile che domani sia un altro giorno.

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