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11.03.2019 - 21:240

Il sesto anno di Papa Francesco

L'anniversario del papa “venuto dalla fine del mondo” ricorre tra due giorni. In questo 'annus horribilis' la chiesa si è confrontata con lo scandalo pedofilia

Lo si potrebbe definire "l'annus horribilis" nel pontificato di Francesco: di sicuro è quello in cui la crisi nelle strutture della Chiesa, in rapporto alla stessa leadership di Bergoglio, si è manifestata nelle forme più laceranti. Ricorre tra due giorni, mercoledì 13 marzo, il sesto anniversario dell'elezione del papa "venuto dalla fine del mondo", che ripartendo dal dettato evangelico e dal portato conciliare ha cercato di rivoluzionare la presenza e la missione della Chiesa nel mondo.

Ma la riforma faticosamente condotta da Francesco negli organismi ecclesiali e negli atteggiamenti dei chierici, quella "conversione pastorale" da lui invocata per le strutture gerarchiche, fino allo stesso papato, e per il servizio degli uomini di Chiesa da liberare da ogni "clericalismo", proprio in questo sesto anno di pontificato si è dovuta scontrare col riemergere prepotente dello scandalo pedofilia, che con i suoi infiniti strascichi ha continuato a colpire l'immagine e il prestigio del clero cattolico nel mondo.

Fino al punto che anche alti prelati, scelti dal pontefice argentino come suoi stretti collaboratori e consiglieri, hanno finito per essere risucchiati da processi e condanne, che hanno decapitato dicasteri di Curia o colpito Diocesi e Conferenze episcopali tra le più in vista.

Caso emblematico quello del cardinale australiano George Pell, 77 anni, scelto da Bergoglio come primo riformatore delle finanze vaticane, finito invece a doversi difendere in Australia in un processo per abusi su due chierichetti, giudicato colpevole e ora in carcere in attesa della condanna. Con in più l'indagine canonico aperto in Vaticano e l'ipotesi estrema della dimissione dallo stato clericale. Quella stessa sanzione che ha colpito un altro porporato di rango, l'ex arcivescovo di Washington Theodore McCarrick, dapprima privato della porpora da Francesco per i suoi abusi su un minore e poi "spretato" dall'ex Sant'Uffizio.

Una vicenda, quella di McCarrick, accusato di approcci gay verso seminaristi, che tanto scompiglio ha creato anche in Vaticano, usata dall'ex nunzio a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò, per prendere di mira proprio Francesco, che per Viganò avrebbe ignorato per anni le informazioni sui comportamenti dello "zio Teddy" - così si faceva chiamare - e per questo avrebbe dovuto addirittura dimettersi. Ma sono anche altri i dossier con un effetto devastante in questo ultimo anno.

Come quello della Chiesa cilena su cui lo stesso Bergoglio ha dovuto cambiare idea, dopo aver difeso a lungo il vescovo Juan Barros dalle accuse di aver coperto l'abusatore seriale Fernando Karadima, e - una volte ascoltate le vittime - ottenendo le dimissione (in parte accolte) di tutti i vescovi del Paese, mentre sospetti d'aver taciuto cadono su un altro membro del "consiglio di cardinali" del papa, l'ex cardinale di Santiago Francisco Javier Errazuriz Ossa. Oppure degli Usa, dove il gran giurì di Pennsylvania - ma altri Stati hanno avviato inchieste analoghe - ha scoperchiato decenni di abusi e centinaia di preti pedofili con migliaia di vittime: oltre alle sistematiche coperture da parte dei vescovi, che hanno portato alle dolorose dimissioni di un altro porporato molto vicino a Francesco, l'altro ex cardinale di Washington Donald Wuerl.

Un assedio, quello proveniente da decenni di abusi coperti dalla Chiesa, cui Francesco ha voluto reagire con un'iniziativa senza precedenti: riunendo in Vaticano tutti i capi degli episcopati per un summit a fine febbraio e promuovendo nuove prassi e regole (ma non tutti sono stati soddisfatti) sulla protezione dei minori. Salvo poi vedere subito dopo un altro eminente uomo di Chiesa, il cardinale francese Philippe Barbarin, condannato a suo volta per l'omessa denuncia, anni fa, degli abusi di un cappellano scout.

Non tutto, è ovvio, in quest'anno è stato monopolizzato dalla piaga degli abusi. Tra le conquiste maggiori per Francesco, lo storico accordo con la Cina di Pechino sulla nomina dei vescovi, e l'altrettanto storico documento congiunto sulla "fratellanza umana" col grande imam di Al-Azhar nel recente viaggio negli Emirati, primo Papa nella Penisola araba, culla dell'islam. E anche la riforma va avanti, con la bozza ormai quasi in porto della nuova costituzione di Curia, la "Praedicate evangelium", che sostituirà la Pastor bonus. L'esito del Sinodo sui giovani svoltosi in ottobre, invece, sarà l'esortazione apostolica che il Papa firmerà a Loreto il 25 di questo mese.

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