Estero
15.02.2019 - 07:320
Aggiornamento : 09:49

Save the Children: 'Un bambino su 5 vive in zone di guerra'

Oltre 10mila uccisi o mutilati nel 2017. In 420 milioni abitano aree di conflitto, numero raddoppiato dai tempi della Guerra fredda

Oltre 10 mila bambini sono rimasti uccisi o mutilati nel 2017 dai bombardamenti nelle aree di guerra e 100mila neonati muoiono ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione. Sono solo alcuni dei dati presentati da Save the Children nel suo nuovo rapporto 'Stop alla guerra sui bambini' che denuncia, tra l'altro, l'utilizzo da parte della Coalizione a guida saudita in Yemen per colpire obiettivi civili di bombe prodotte anche in Italia.

Sono 420 milioni - uno su cinque nel mondo - i bambini che vivono in zone di conflitto, oltre 30 milioni in più del 2016 e il doppio dalla fine della Guerra Fredda, e 4,5 milioni hanno rischiato di morire per fame nei dieci Paesi coinvolti nelle guerre più sanguinose: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. In termini assoluti l'Asia è il luogo dove vivono più bambini in aree di conflitto, circa 195 milioni. In percentuale, invece, il primato spetta al Medio Oriente con il 40 per cento dei bambini che vivono in zone di guerra, pari a 35 milioni. Solo in Yemen, 85mila bambini sotto i cinque anni sono morti per fame o per malattie gravi dall'inizio del conflitto, tre anni fa.

"E' sconvolgente - ha spiegato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children - che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Sono innumerevoli le violazioni dei diritti dei piccoli che hanno avuto la sfortuna di nascere in zone di guerra e il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha identificato sei gravissime categorie che vanno dall'uccisione e mutilazioni al reclutamento dei bambini soldato soprattutto in Paesi come la Repubblica Centrafricana alla Repubblica democratica del Congo, dalla violenza sessuale ai rapimenti, agli attacchi a scuole e ospedali fino alla negazione dell'accesso agli aiuti umanitari. Secondo l'analisi di Save the Children sulla base dei report delle Nazioni Unite, il numero di violazioni dei diritti dei minori nel 2017 è stato di 25mila, il numero più alto mai registrato prima.

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