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Ultimo aggiornamento: 25.06.2019 11:09
Una manifestante antigovernativa (©Keystone)
Estero
04.02.2019 - 23:110
Aggiornamento : 05.02.2019 - 00:33

Venezuela, Guaidó tra Europa divisa e aiuti umanitari

Gran parte dei Paesi europei ha riconosciuto l'avversario di Maduro presidente ad interim. E Guaidó punta sugli aiuti umanitari dall'estero bloccati dal presidente chavista

Scaduto l'ultimatum a Nicolas Maduro, gran parte dell'Europa – come promesso – ha riconosciuto Juan Guaidó presidente ad interim del Venezuela, incaricato di indire nuove elezioni, libere e democratiche, nel Paese. Sono finora 19 i Paesi europei che, trascinati da Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, legittimano le rivendicazioni del presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana. L'Italia non c'è: anzi, il governo italiano ha bloccato – per la seconda volta in pochi giorni – il tentativo europeo di arrivare a una dichiarazione comune dei 28.

La mossa dell'Europa non è piaciuta alla Russia che considera "i tentativi di alcuni Paesi di legittimare il cambio di potere in Venezuela come un'interferenza negli affari interni". Mosca ha messo in guardia anche il presidente statunitense Donald Trump che non ha escluso l'uso della forza nel Paese venezuelano: una dichiarazione che "mina tutti i principi di base del diritto internazionale", ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, rilanciando a sua volta la conferenza in Uruguay.

All'appuntamento di Montevideo parteciperà anche il Gruppo di Contatto dell'Ue di cui fa parte l'Italia. Sarà presente il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, al quale intanto l'opposizione chiede di riferire subito in Parlamento per chiarire la posizione del governo e porre fine ad "un atteggiamento ambiguo".

Intanto Juan Guaidó lancia una nuova sfida a Nicolas Maduro, giocandosi la carta degli aiuti umanitari dall'estero, necessari a una popolazione stremata ma osteggiati dal presidente chavista che vi vede l'ennesimo tentativo di ingerenza.

Il leader dell'opposizione e presidente del Parlamento ha lanciato un appello ai militari, rivolgendosi a ognuno di loro: "Sei tu che devi decidere se l'aiuto umanitario entra o no. Il momento della scelta è adesso, soldato", ha detto, aggiungendo che "l'usurpatore nega la crisi e dice che l'aiuto è elemosina. Il che dimostra solo che c'è molta cattiveria in giro".

Il riferimento è al fatto che Maduro non solo respinge ogni assistenza dall'estero, sostenendo che non vi è alcuna emergenza umanitaria in Venezuela, ma accusa gli Stati Uniti e i suoi alleati di usarla come pretesto per un intervento militare contro il suo governo. "Respingiamo questo show mediocre e di basso costo che ci propone l'oligarchia", ha detto. "Non siamo mendicanti di nessuno, possiamo farcela con lo sforzo, il lavoro, la capacità produttiva".

Sabato scorso, Guaidó aveva annunciato la creazione di tre centri di raccolta di viveri, medicine e provvigioni, che dovranno essere consegnati in Venezuela da Colombia, Brasile e una nazione dei Caraibi che non ha identificato, e aggiungendo che convocherà una manifestazione "per accompagnare l'arrivo di questa assistenza dall'estero". Colombia e Brasile hanno già confermato la loro partecipazione: il presidente colombiano, Ivan Duque, ha detto che il suo paese riunirà a Cucuta "tutto quello di cui potrà aver bisogno la nazione sorella", mentre il ministro degli Esteri brasiliano, Ernesto Araujo, ha creato un coordinamento interministeriale per gestire l'assistenza al Venezuela.

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