Keystone
Estero
28.01.2019 - 21:160

Afghanistan: svolta, prima intesa tra Usa e talebani

Dopo anni di fallimenti prevista una bozza d'accordo con i talebani che potrebbe porre fine alla guerra più lunga e tra le più sanguinose della storia americana

Svolta in Afghanistan, dove l'inviato Usa Zalmay Khalilzad ha annunciato dopo anni di fallimenti una bozza di accordo con i talebani che potrebbe mettere fine alla guerra più lunga e tra le più sanguinose della storia americana, con circa mezzo milione di vittime, di cui 7000 soldati statunitensi.

Una mossa che consentirebbe a Donald Trump di mantenere un'altra promessa elettorale facendo ciò che non riuscì a Barack Obama: ritirare tutte le truppe in cambio di una pacificazione che appare però ancora difficile e fragile, sullo sfondo di presidenziali posticipate da aprile a luglio.

Dopo sei giorni di negoziati a Doha, in Qatar, le parti hanno concordato un'intesa preliminare in cui i talebani si impegnano a garantire che l'Afghanistan non sia più usato come base per gruppi terroristici, a partire da Al Qaida, che dopo l'11 settembre indusse gli Usa a invadere il Paese con il sostegno degli alleati Nato. Ma ci sono altre due condizioni poste dagli Stati Uniti per lasciare completamente il Paese, dove hanno 14 mila soldati, che a dicembre Trump ha già detto di voler dimezzare: il cessate il fuoco e colloqui diretti con il governo di Kabul. Due punti su cui la delegazione dei talebani ha chiesto tempo per discutere con la sua leadership, che finora si è sempre opposta fermamente a queste concessioni.

"Abbiamo una bozza dell'intesa che deve essere perfezionata prima che diventi un accordo", ha spiegato Khalilzad in un'intervista al New York Times, prima volta in cui il governo americano conferma ufficialmente alcuni dettagli.

Dopo nove anni di falliti sforzi di pace, l'accordo, anche se preliminare, rappresenta il primo passo concreto verso la fine di una guerra che dura da 17 anni e che gli americani non sono riusciti a vincere sul campo, dal momento che i talebani controllano ancora oltre la metà del Paese. I tempi dell'eventuale ritiro Usa, che seguirebbe quello in Siria, non sono stati definiti.

Il presidente afgano Ashraf Ghani, alla ricerca di un secondo mandato, ha lanciato intanto un nuovo appello ai talebani a dialogare con il governo: "Abbiamo una forte volontà di aprire le porte verso la pace", ha detto in un discorso in tv dopo aver incontrato il negoziatore Usa. "I talebani hanno due opzioni: parlare con la voce unica della grande nazione afgana o diventare strumento di obiettivi stranieri, perché la violenza impedisce la formazione di un governo forte", ha aggiunto. Ma Ghani ha invitato anche alla "prudenza per non ripetere gli errori del passato", rievocando il caos dopo il ritiro dell'Armata Rossa nel 1989.

Il suo entourage inoltre sospetta che gli americani possano negoziare accordi bypassando Kabul, prevedendo ad esempio un governo di transizione che includa anche i talebani e che spiani la strada ad un cambio della costituzione e ad elezioni che rimettano in gioco gli insorti. Ipotesi smentita da Khalilzad.

Nei colloqui in corso, i talebani avrebbero segnalato la loro serietà nominando come capo negoziatore di pace uno dei più potenti dirigenti del movimento originario, Mullah Abdul Ghani Baradar, che potrebbe guidare la delegazione nel prossimo round ad alto livello, a fine febbraio.

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