Il presidente francese (Keystone)
Francia
15.01.2019 - 22:100

Inizia tra le polemiche il dibattito nazionale sui gilet gialli

Per Emmanuel Macron la discussione deve svolgersi 'senza tabù'. Una sua uscita sui meno abbienti ha però scatenato le proteste dell'opposizione

Dalla rabbia alle soluzioni: comincia tra le polemiche il "Grande dibattito nazionale" voluto da Emmanuel Macron per tentare di smorzare la crisi dei gilet gialli e rilanciare il suo quinquennato all'Eliseo. Rivolgendosi ad oltre 600 sindaci riuniti in un centro sportivo di Grand Bourgtheroulde, villaggio di 3'700 anime in Normandia, il presidente francese ha promesso di voler porre fine a quattro grandi fratture: sociale, territoriale, economica e democratica, in quello che presenta come un dibattito "senza tabù" a pochi mesi dalle elezioni europee di maggio. Una sua uscita sui meno abbienti, però, ha scatenato le proteste dell'opposizione.

Nella lunga sessione di domande e risposte, Macron si è mostrato aperto a proposte e cambiamenti. E tuttavia - ha avvertito - "bisogna rifiutare le violenze, perché dalla violenza non si ottiene nulla. E bisogna rifiutare la demagogia, perché la somma delle collere non porta soluzioni".

Criticato per aver categoricamente escluso di voler ripristinare la tassa patrimoniale Isf (Impot sur la fortune), il leader francese si è mostrato maggiormente possibilista, affermando che "tutte le questioni restano aperte", inclusa questa.

"Io ho citato 35 (questioni) su cui mi impegno a rispondere fermamente - ha detto in riferimento alla lettera da lui inviata ai francesi domenica sera -. Ma se ci sono questioni intelligenti o temi che non ho visto emergere, saranno anch'essi considerati".

Poco prima, il capo dello Stato è stato a Gasny, partecipando ad un consiglio comunale. Nell'incontro a porte chiuse ha detto che la crisi delle casacche gialle è una "chance" perché consentirà di "reagire in modo più forte e profondo" ai problemi della République.

Ma non è passata la sua controversa uscita sui meno abbienti. "Le persone in situazione di difficoltà - ha detto - vanno maggiormente responsabilizzate perché ce ne sono alcune che fanno bene e altre che fanno caz..te". Dalle immagini pubblicate diffuse su Twitter da un giornalista di "Le Figaro", Macron ha sottolineato che queste persone devono essere "tutti attori" nel tentare di dare una svolta alla loro situazione, e vanno dunque "considerati, responsabilizzati, aiutati a trovare una via d'uscita".

Queste parole hanno scatenato l'indignazione delle opposizioni di destra e sinistra. "Il presidente non ha capito niente. Il suo modo di stigmatizzare i più deboli è insopportabile", tuona il segretario socialista, Olivier Faure, mentre vengono fatte notare altre sue uscite considerate infelici, come quando attaccò gli "analfabeti di Gad", i "cinici e i pigri", i "Galli refrattari al cambiamento" o "quelli che non sono niente". Critiche anche da Républicains e France Insoumise.

Di tutt'altro parere il capogruppo di En Marche, Gilles Le Gendre: "Il presidente parla come parliamo tutti. Mi piace la verità, è ciò che mi piace in lui".

Non sono mancante le contestazioni nemmeno dei gilet gialli. Fuori dalla palestra, la gendarmeria ha usato gas lacrimogeni per far indietreggiare i manifestanti giunti a poche centinaia di metri dalla palestra 'bunker' in cui il presidente rispondeva alle domande dei sindaci dopo giorni di silenzio. Secondo un agente, due uomini sono stati fermati. In tanti hanno intonato la Marsigliese, in risposta ai lacrimogeni. Poco prima erano tornati a scandire lo slogan "Macron démission", "Macron dimissioni".

In precedenza, un centinaio di gilet gialli era riuscito ad aggirare, attraverso i boschi, i blocchi intorno al villaggio, per raggiungere il centro.

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