Wil
Losanna
20:00
 
SVITOLINA E. (UKR)
1
BENCIC B. (SUI)
2
fine
(2-6 : 6-3 : 6-7)
Berna
Davos
19:45
 
Bienne
Langnau
19:45
 
Friborgo
Ambrì
19:45
 
Lakers
Ginevra
19:45
 
Losanna
Zugo
19:45
 
Zurigo
Lugano
19:45
 
La Chaux de Fonds
Zugo Academy
19:45
 
Olten
Visp
19:45
 
Langenthal
Kloten
19:45
 
Ajoie
Turgovia
20:00
 
Wil
CHALLENGE LEAGUE
0 - 0
20:00
Losanna
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
SVITOLINA E. (UKR)
1 - 2
fine
2-6
6-3
6-7
BENCIC B. (SUI)
2-6
6-3
6-7
WTA-S
DUBAI UAE
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Berna
LNA
0 - 0
19:45
Davos
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Bienne
LNA
0 - 0
19:45
Langnau
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Friborgo
LNA
0 - 0
19:45
Ambrì
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Lakers
LNA
0 - 0
19:45
Ginevra
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Losanna
LNA
0 - 0
19:45
Zugo
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Zurigo
LNA
0 - 0
19:45
Lugano
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
La Chaux de Fonds
LNB
0 - 0
19:45
Zugo Academy
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Olten
LNB
0 - 0
19:45
Visp
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Langenthal
LNB
0 - 0
19:45
Kloten
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
Ajoie
LNB
0 - 0
20:00
Turgovia
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 19:18
( Claude Truong-Ngoc / Wikimedia Commons)
Estero
06.10.2018 - 11:070

Un premio alla dignità, nel segno delle donne

Quest'anno il Nobel per la Pace premia Nadia Murad e Denis Mukwege, ricordandoci che l'umanità va ritrovata tutti i giorni

“Il mercato degli schiavi apriva di notte. I clienti gravitavano anzitutto attorno alle ragazze più belle, chiedendo ‘quanti anni hai?’, esaminando capelli e bocca. ‘Sono vergini, vero?’, chiedevano alle guardie, che annuivano e dicevano ‘Certo!’, come un bottegaio orgoglioso delle sue merci”.
 
Leggere sul ‘Guardian’ le parole di Nadia Murad, premio Nobel per la pace, farebbe l’effetto di un cazzotto nei denti anche se non fossimo nell'anno del #MeToo. E c’è da supporre che sia proprio per questo che la giuria l’ha scelta: perché questa venticinquenne curda yazida, rapita dall’Isis durante l’offensiva nel Sinjar iracheno e rivenduta come schiava, una volta riuscita a fuggire ha deciso di non tacere. Che poi sarebbe stata una reazione più che legittima, considerato quello che ha subìto (per mano di un giudice, fra gli altri); lei invece ha raccontato per filo e per segno il meccanismo di sfruttamento dell’Stato Islamico: “portar via le ragazze e usarle come schiave del sesso non fu una decisione estemporanea fatta sul campo di battaglia da un soldato avido. L’Isis aveva pianificato tutto: come entrare nelle nostre case, cosa rendeva una ragazza più o meno ‘preziosa’, quali militanti meritavano una sabaya (schiava) come incentivo e quali se la sarebbero dovuta pagare. Presentavano perfino sabaya sul loro giornate patinato, Dabiq, nel tentativo di attirare nuove reclute”. Una storia raccontata anche nel libro ‘L’ultima Ragazza’ (Mondadori 2018). Chissà poi se le indagini dell’Onu sul suo e altre migliaia di casi porteranno a qualcosa: intanto è già un miracolo che se ne sappia qualcosa e che si continui a parlarne; che la determinazione mossa dalla dignità abbia vinto sulla vergogna.
 
Quella dignità, intesa stavolta come fare onestamente il proprio lavoro che altrove parrebbe normale, ma in certi paesi diventa un atto di eroismo, è la cifra che contraddistingue anche l’altro Nobel per la pace, Denis Mukwege. 63 anni, congolese, faccia sorprendentemente allegra, Mukwege è un medico specializzato in ginecologia e ostetricia. Ha fondato un ospedale a Bukavu, a est del paese, e quando gli è arrivata la notizia stava in sala operatoria: “ho sentito un gran trambusto fuori, ma stavo lavorando, quindi non gli ho dato peso”.
 
In quella sala, tutti i giorni vede i risultati di quello che anche Nadia Murad ha subìto: il suo compito, in sala operatoria, è rimediare ai danni fatti alle donne dalla soldataglia nel succedersi di conflitti locali. Un impegno ingrato e rischioso che Mukwege porta avanti con la pazienza di Giobbe, certo che “la giustizia è un affare di tutti” e che quindi non ci sono scuse per fingere di ignorare stupri e violenze. Tanto che lui non ha mai temuto di denunciare il governo congolese per i suoi silenzi e la sua inazione di fronte al problema. E ha sollevato la questione anche fuori dai confini del Congo, diventano un punto di riferimento per medici e attivisti in tutto il mondo.
 
Pertanto, per entrambi sarebbe limitante  e paternalistico dire che si tratta di un premio Nobel in difesa della donna. Per quanto retorico possa suonare, si tratta anche di un Nobel in difesa della generale dignità umana. Quella che è così facile perdere, anche per molto meno.

Tags
dignità
nobel
mukwege
premio
nadia murad
sala
nadia
nobel pace
murad
pace
© Regiopress, All rights reserved