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05.09.2018 - 20:46

L'ira di Trump contro Woodward

Il presidente degli Stati Uniti bolla 'Fear' come un “libro di storie inventate“. Si infiamma il dibattito su un'amministrazione controversa

a cura de laRegione
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Donald Trump (Keystone)

Un libro di "storie inventate", "già smentito e screditato" dal capo del Pentagono e dello staff della Casa Bianca, "una truffa al pubblico": monta l’ira di Donald Trump contro "Fear", l’imbarazzante libro-bomba sul presidente scritto da Bob Woodward, uno dei due leggendari reporter del Watergate. Tanto da indurre il tycoon a chiedersi se il giornalista non sia al soldo dei democratici, sospettando anche la tempistica dell’uscita a due mesi dalle elezioni di midterm. E ad agitare una (improbabile) stretta sulla legge contro la diffamazione, dopo aver minacciato ieri anche un intervento sulla licenza dell’odiata NBc.

Reazioni scomposte, che confermano l’irritazione per un libro che descrive la Casa Bianca come una "crazytown" dove i collaboratori più stretti di Trump ignorano i suoi ordini e gli rubano documenti per evitare danni irreparabili alla sicurezza nazionale, chiamandolo in privato "idiota", "squilibrato", "bugiardo professionale", un presidente che agisce e ha la comprensione di "un alunno di quinta elementare".

Un ritratto che "è letteralmente l’esatto opposto", secondo Trump, che in una telefonata surreale ad inizio agosto aveva anche provato tardivamente a farsi intervistare da Woodward, negando che il suo staff gli avesse riferito le ripetute richieste del giornalista. Ma la fotografia di "Fear" conferma quella di altri due libri ("Fury and fire" del giornalista Michael Wolff e "Unhinged" dell’ex consigliera presidenziale Omarosa Manigault Newman), i resoconti quotidiani dei media liberal e alcuni precedenti: ad esempio quando l’ex segretario di Stato Rex Tillerson etichettò Trump come un deficiente (moron) o il senatore repubblicano Bob Corker paragonò la Casa Bianca ad "un asilo per adulti". Questa volta inoltre c’è il timbro di uno dei più famosi ed autorevoli giornalisti del mondo. Ecco perché Trump e la Casa Bianca hanno aperto il fuoco facendo piovere critiche e smentite.

Il capo dello staff John Kelly nega di aver mai chiamato Trump "idiota", il ministro della Difesa Jim Mattis definisce i commenti sprezzanti attribuitigli come "fiction", "il prodotto di qualcuno ricco di immaginazione". Persino Trump giura di non aver mai chiamato il suo odiato ministro della Giustizia Jeff Sessions un "ritardato mentale" e uno "stupido meridionale", assicurando che "essere un meridionale è una grande cosa" dopo la levata di scudi dei senatori dell’Alabama che mette a rischio i preziosi voti del sud alla vigilia di Midterm. Intanto trapelano altre anticipazioni del libro, come i consigli di Trump ad un amico che aveva ammesso di essersi comportato male con le donne: "Il vero potere è la paura. Tutto si gioca su chi è più forte. Mai mostrare debolezze. Non farsi bullizzare. Devi negare, negare, negare e mettere quelle donne al loro posto. Se ammetti anche una piccola parte, sei morto". Oppure siparietti come quello tra Ivanka Trump e l’ex chief strategist Steve Bannon che tentava di contenerne l’esuberanza: "Non sono un membro dello staff, e non lo sarò mai. Io sono la first daughter", fu la risposta.

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