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01.08.2018 - 09:180
Aggiornamento : 10:00

Foa non presiederà la Rai. Incarico solo provvisorio?

La Commissione parlamentare di vigilanza non ha raggiunto il quorum di 27. Di traverso Forza Italia, Pd e Liberi e Uguali

La Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai non ha approvato stamane la nomina di Marcello Foa a presidente della tv pubblica italiana. Hanno votato 23 componenti della commissione: i voti favorevoli sono stati 22 (sotto il previsto quorum di 27), mentre vi è stata una scheda bianca. Non hanno partecipato al voto, pur essendo presenti nell'aula della commissione, i parlamentari di Forza Italia (fatta eccezione per il presidente Alberto Barachini), del Partito democratico e di Liberi e Uguali. A questo punto la nomina di Foa – attualmente amministratore delegato di Timedia che comprende Corriere del Ticino, Radio 3iii, TeleTicino e TicinoNews)  dopo l'ok a maggioranza di ieri espresso dal Consiglio di amministrazione della Rai, non è efficace: la legge prevede infatti il parere vincolante della Vigilanza, a maggioranza di due terzi (quindi 27 voti su 40), per la ratifica definitiva.

Foa potrebbe comunque guidare provvisoriamente il Cda in quanto consigliere anziano. Da una parte potrebbe dimettersi, seguendo l'esempio dell'ex Ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, che nel 2005, indicato presidente della tv pubblica e bocciato dalla Vigilanza, rinunciò a tutti gli incarichi a Viale Mazzini. Ma potrebbe anche restare in Cda, facendo leva sul ruolo di 'consigliere anziano' (a 55 anni è il più avanti in età sui sette componenti del consiglio), contemplato dallo Statuto della Rai, ma già contestato dall'opposizione, con Michele Anzaldi (Pd) che lo definisce una 'formula fumosa' e ricorda che la legge "non prevede supplenze". Dopo aver citato il necessario passaggio in Vigilanza, all'articolo 22 lo Statuto di Viale Mazzini parla dei poteri del presidente, che "convoca il Cda, ne fissa l'ordine del giorno tenendo conto delle materie segnalate dagli organi delegati e delle proposte del direttore generale, ne presiede le adunanze, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri. Inoltre il presidente cura la convocazione dell'assemblea, in esecuzione della deliberazione del consiglio di amministrazione". Il Cda, si legge ancora nello Statuto, "può nominare tra i suoi membri, senza compensi aggiuntivi, un vice presidente. Al vice presidente possono essere attribuiti esclusivamente i poteri di sostituzione del presidente in caso di sua assenza, impedimento o vacanza di carica. La nomina alla carica di vice presidente diviene efficace dopo che sia divenuta efficace quella del presidente". "In mancanza di un vice presidente, la funzione e i poteri del presidente sono esercitati dal consigliere più anziano di età".

Berlusconi: 'Non potevamo accettare questa forzatura'

"Volevamo la Rai del cambiamento, l'opposizione ha detto no". Così Gianluigi Paragone, capogruppo M5S in Vigilanza Rai, ha commentato a caldo lo stop della commissione alla nomina. Rispondendo alle domande dei cronisti, Paragone ha aggiunto: "Mi auguro che Foa non si dimetta". Sulle nomine Rai "mi aspettavo un comportamento normale nei rapporti fra alleati, o se preferisce un corretto rapporto maggioranza-opposizione. Il servizio pubblico non appartiene alla maggioranza o al governo, appartiene a tutti. Mi dispiace, ma non possiamo accettare questa forzatura". Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, intervistato dal 'Mattino', ha ribadito il no al nome Marcello Foa.

"Come dipendenti vorremmo che i partiti fossero fuori da queste dinamiche. Il nostro voto di astensione è un modo per segnalare che vorremmo volare un po' più in alto rispetto alle dinamiche politiche. Deve esserci una reale tutela delle risorse interne e una visione partecipata delle scelte fondanti del servizio pubblico". Il consigliere di nomina interna Riccardo Laganà, intervistato da 'Repubblica', spiega che i dipendenti Rai non condividono "il metodo che ha portato alle scelte di Foa e Salini. Meritavano un po' di riflessione in più. Invece entrambi sono stati imposti in modo poco partecipato, seguendo le logiche di sempre". Per Laganà "questa legge è stata scritta male e interpretata peggio. Va cambiata. Per svincolare la Rai davvero dalle scelte dei partiti, serve una riforma che ricalchi il modello tedesco, con un consiglio dei garanti", afferma. Sulla nomina del presidente, "in realtà la legge non fornisce un'indicazione esplicita su cosa succede se non ottiene il quorum. Deve dimettersi? Bisogna rifare la votazione?".

"Non la considero una vittoria. La ritengo comunque una sconfitta. Per la Rai. Perché mai saremmo voluti arrivare al punto di dover bocciare in Commissione Vigilanza un candidato presidente. Ma Foa non poteva essere una figura di garanzia, capace di occuparsi della più grande azienda culturale del paese. Ora Salvini e Di Maio dovranno ricominciare daccapo. Speriamo questa volta lo facciano con meno arroganza e senza avere come unico obiettivo quello di occupare poltrone". Lo ha scritto su Facebook il vice presidente della Camera, Ettore Rosato (Pd).

"Il colpo di mano di Di Maio e Salvini non passa. Un governo di sbruffoni voleva imporre un amico di Putin alla guida della Rai ma la Vigilanza ha detto no a Marcello Foa. Ora serve un presidente di garanzia". Così il capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, commenta l'esito dello scrutinio della Commissione di Vigilanza sul candidato presidente della Rai.

Gasparri: 'Metodo sbagliato, Foa va sostituito'

"Il metodo è stato sbagliato, il candidato è stato bocciato. Pertanto va cambiato. In rima la capiscono tutti, la procedura è chiara, ce ne vuole un altro". Lo ha detto Maurizio Gasparri (Forza Italia) per spiegare l'astensione dal voto in commissione di vigilanza Rai. "Chi all'esame è stato bocciato - ha aggiunto - faccia le sua valutazioni, lui e chi l'ha designato, noi abbiamo seguito la procedura". Forza Italia "ha contestato il metodo, non siamo nemmeno entrati sulla persona perché il quorum dei 2/3 che io ho introdotto in legge anticamente è un quorum alto che spinge le parti a parlarsi per trovare una soluzione di garanzia ampia per tutti. Si è ignorato il metodo che il quorum comporta, cioè il parlarsi". Gianpaolo Rossi può essere la persona giusta? "Noi parliamo di metodo, quindi ora mettersi a fare il totonomi sarebbe la cosa peggiore del mondo. Chi è stato bocciato, anche i proponenti, rifletta sull'errore". Quanto alla possibilità che Foa resti in cda, "l'esito della votazione è stato chiaro - chiosa Gasparri - ignorarlo mi sembra impossibile".

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