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Estero
12.04.2018 - 02:000

Pena capitale, Cina e Iran i boia peggiori

A renderlo noto è Amnesty International nella pubblicazione del proprio rapporto sulla pena di morte nel mondo

Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan sono i cinque Paesi nei quali si è consumata la stragrande maggioranza delle esecuzioni capitali nel 2017: almeno l’84%. Lo riporta Amnesty International, che nota inoltre come il numero di esecuzioni accertate – 993, meno 4% rispetto al 2016 – non conti le migliaia di esecuzioni “che probabilmente hanno avuto luogo in Cina”, ma sono rimaste coperte da segreto di Stato.
L’anno scorso sono stati 23 i Paesi che hanno fatto ricorso attivo alla pena di morte. In 53 Paesi sono state comminate in tutto 2’591 condanne a morte, e almeno 21’919 persone si trovavano nel braccio della morte.
I metodi di esecuzione restano la decapitazione, l’impiccagione, il plotone d’esecuzione e l’iniezione letale. In Iran si sono svolte almeno 31 esecuzioni pubbliche, e sono stati giustiziati anche cinque detenuti condannati quando erano ancora minorenni.
“In molti Paesi in cui persone sono state condannate o messe a morte – precisa Amnesty – la pena capitale è stata inflitta in seguito a una procedura non conforme alle norme internazionali in materia di processo equo. In alcuni casi, le ‘confessioni’ sono state estorte tramite tortura o altri maltrattamenti, anche in Bahrein, Cina, Iraq, Iran e Arabia Saudita”.
Oltre al leggero miglioramento nel numero assoluto di esecuzioni, risulta incoraggiante constatare che 142 Paesi (oltre due terzi del totale) hanno abolito la pena di morte almeno nella pratica. Proprio l’anno scorso al gruppo degli Stati abolizionisti si sono aggiunti Guinea e Mongolia.

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