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Estero
09.04.2018 - 21:440
Aggiornamento 22:11

Altro raid di Israele contro una base aerea in Siria

Negli ultimi sei anni l'aviazione dello Stato ebraico ha compiuto più di 100 attacchi contro basi iraniane e degli Hezbollah

Almeno 14 militari, di cui tre iraniani, sono morti in un raid attribuito a Israele contro una base aerea nella Siria centrale. I caccia, secondo fonti concordanti, hanno sorvolato i cieli libanesi sparando diversi missili contro la base di Tayfur, tra Homs e Palmira. Il raid è avvenuto oggi prima dell’alba, mentre continuano a infuriare le polemiche tra Usa e Russia sul presunto attacco chimico compiuto a Duma, nella Ghuta. Poche ore dopo media governativi siriani hanno indicato gli Stati Uniti come probabile responsabile.

Successivamente però la Russia e il governo siriano hanno puntato il dito contro Israele. Lo Stato ebraico solitamente non commenta queste notizie, ma negli ultimi sei anni la sua aviazione ha compiuto più di 100 attacchi contro basi iraniane e degli Hezbollah in Siria. La stessa base di Tayfur era stata presa di mira lo scorso febbraio perché da lì sembra fosse partito il drone iraniano che tentava di infiltrarsi in Israele dalle Alture del Golan. Sono state fonti locali a riferire il bilancio di 14 vittime tra i militari, di cui almeno tre iraniani, circostanza confermata dall’agenzia iraniana Fars. Tra gli uccisi figura un colonnello dei Pasdaran.

La Russia, che si coordina sia con Israele che con la Siria, ha affermato di non essere stata informata dell’attacco dallo Stato ebraico, che avrebbe invece comunicato con Washington della sua intenzione di colpire Tayfur, secondo due dirigenti americani citati dalla Nbc. Il governo siriano ha sostenuto invece che il raid israeliano "sostiene il terrorismo": stessa posizione è stata espressa dal governo iraniano, alleato di Damasco. Intanto a Duma è iniziata la deportazione di circa duemila tra miliziani e loro familiari verso il nord della Siria, secondo gli accordi tra Turchia, Russia e Iran. Mentre centinaia di civili fatti prigionieri negli anni dai miliziani sono stati liberati e sono tornati nelle aree governative di Damasco e dintorni. Decine di migliaia di civili a Duma rimangono invece ancora senza destinazione e senza aiuti umanitari.

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