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Estero
04.04.2018 - 17:210
Aggiornamento 19:10

Trump prepara il ritiro delle truppe americane dalla Siria

Ordine ai leader militari, ma il presidente degli Stati Uniti non ha fissato una data.

Trump ha ordinato ai leader militari Usa di prepararsi al ritiro delle truppe americane dalla Siria ma non ha fissato una data.

Lo rivela il Wp, citando un alto dirigente dell’amministrazione dopo l’incontro di ieri con i vertici della sicurezza nazionale.

Il tycoon non intende prorogare la missione Usa oltre la distruzione dell’Isis e si aspetta che altri Paesi, in particolare i Paesi Arabi della regione, si assumano l’onere di ricostruire le aree stabilizzate, mandando anche loro truppe se necessario.

"La missione militare (Usa, ndr) per sradicare l’Isis in Siria sta arrivando ad una rapida fine, con l’Isis quasi completamente distrutta". Lo annuncia la Casa Bianca, sottolineando che gli Stati Uniti e i loro partner "restano impegnati ad eliminare la piccola presenza dell’Isis in Siria che le nostre forze non hanno già eliminato" e che gli Usa "continueranno a consultarsi con i loro alleati ed amici sui piani futuri".

L'intenzione di Trump di andarsene dalla Siria contrasta con la posizione di alcuni suoi stretti collaboratori, secondo cui il ritiro ora dei circa 2.000 militari Usa sarebbe prematuro e minerebbe il processo di stabilizzazione delle aree riconquistate all'Isis. Il Pentagono e il dipartimento di stato ritengono che sia necessario un sforzo a più lungo termine. Se gli americani dovessero andarsene, la Siria finirebbe sotto l'influenza di Russia, Iran e Turchia.

Difendere "l’integrità territoriale" della Siria, garantire una "tregua duratura" e avviare la ricostruzione

Intanto, mentre Donald Trump ordina ai suoi generali di prepararsi al ritiro, Putin, Erdogan e Rohani si siedono attorno al tavolo per spartirsi il Paese in zone d’influenza.

Ad Ankara, il vertice dei leader di Russia, Turchia e Iran si conclude con l’impegno ad "accelerare gli sforzi" per far tacere le armi e promuovere una soluzione politica al conflitto. Che per il terzetto significa trovare la quadra su come dividersi la Siria.

A scuotere i delicati equilibri tra gli attori di Astana potrebbe arrivare presto il ritiro dei soldati americani. Pur senza fissare una data, Trump appare ormai deciso a non prorogare la missione oltre la distruzione dell’Isis e si aspetterebbe che i Paesi arabi della regione – Riad in testa – si assumano l’onere di gestire le aree stabilizzate, inviando se necessario i loro soldati.

Al centro della dichiarazione di Ankara c’è il contrasto a ogni "agenda separatista che mini la sovranità e integrità territoriale della Siria e la sicurezza nazionale dei Paesi vicini". Parole per legittimare l’offensiva di Erdogan contro l’enclave curda di Afrin, benedetta da Putin. Ma su questo sono emersi i primi contrasti. Secondo la tv di Stato iraniana, Rohani ha sollecitato il ritiro delle truppe turche, proponendo di affidare la zona al controllo dell’esercito di Bashar al Assad. Ankara vuole invece proseguire l’offensiva contro i curdi verso Tal Rifat e poi Manbij – dove le truppe Usa continuano comunque a consolidare le proprie postazioni – mollando in cambio la presa su Idlib. A Putin tocca l’onere della mediazione.

Oltre alla difesa delle sue basi strategiche affacciate sul Mediterraneo, Mosca punta intanto a investire nella ricostruzione del Paese, martoriato da oltre 7 anni di guerra. Anche per questo, il terzetto ha sollecitato la comunità internazionale a "rafforzare l’assistenza alla Siria inviando ulteriori aiuti umanitari, facilitando l’attività di sminamento, ristrutturando le infrastrutture di base, preservando l’eredità storica". Un progetto a lungo termine di cui Israele si dice "molto preoccupato" perché "aggira l’Occidente".

Ora le intese di Ankara sono attese a una nuova verifica sul terreno, a partire dalla cooperazione umanitaria turco-russa con la creazione di ospedali da campo per curare i feriti in fuga dalla Ghuta orientale. A metà maggio ci saranno nuovi colloqui ad Astana. E per il prossimo summit, i tre leader si sono già dati appuntamento a Teheran.

 

Ats/Ansa

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