Hassan Rohani
Estero
03.01.2018 - 20:190

Iran, i Pasdaran: rivolta sconfitta

L’altro volto della piazza, quello dei conservatori favorevoli all’ayatollah Alì Khamenei, è sceso nelle strade oggi in Iran per contestare "le violenze avvenute nelle ultime notti" in varie città dell’Iran. Dopo una notte tranquilla, a Teheran è invece prevalsa la calma, senza evidenti segni di tensione. E i Pasdaran hanno annunciato ’vittoria’: "La rivolta – ha assicurato il comandante dei Guardiani della rivoluzione, generale Mohammad Ali Jafari – è stata sconfitta".

Dopo i filmati amatoriali diffusi nei giorni scorsi dai social network che da un paio di giorni sono stati bloccati dal regime, le informazioni sulla giornata odierna arrivano dai media locali e dalla tv di stato. L’emittente ha trasmesso immagini di cortei ’oceanici’ con i partecipanti che innalzano cartelli con la fotografia della Guida suprema, l’ayatollah Khamenei, e sventolano bandiere iraniane. Ecco quindi che dopo quasi una settimana di dimostrazioni anti-governative contro il carovita e contro la difficile situazione economica di buona parte della popolazione, migliaia di iraniani vengono mostrati nelle strade di molte città e villaggi del Paese mentre scandiscono slogan a favore della Guida suprema.

"Fomentatori di disordini" è il termine con il quale i manifestanti definiscono chi ha criticato il regime con le dimostrazioni che dallo scorso 28 dicembre hanno lasciato sul terreno almeno 23 morti e hanno portato in carcere centinaia di persone. E insieme agli slogan a favore di Khamenei, torna anche l’urlo ’Morte all’America’ e ’Morte a Israele’. Le immagini di manifestazioni di massa trasmesse dalla tv di Stato riguardano varie città tra cui Qom, capitale religiosa dell’islam sciita in Iran, Ahvaz (sud-ovest), Arak (centro), Gorgan (nord), Ilam e Kermanshah (ovest).

In questo contesto, nel pomeriggio il comandante dei Pasdaran ha dichiarato che "la rivolta in Iran è stata sconfitta". E, pur senza nominarlo, ha fatto un implicito riferimento all’ex presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, accusandolo di essere all’origine della sommossa. "Tutto è avvenuto – ha detto Jafari – dopo l’appello uscito da un sito affiliato a una persona che oggi parla contro il sistema islamico".

In precedenza era stato il presidente Hassan Rohani ad affermare in una telefonata al suo omologo turco Recep Tayyp Erdogan che le proteste sarebbero finite "in pochi giorni". Per la Turchia d’altra parte le manifestazioni di protesta hanno due registi ben definiti, il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Proprio oggi quest’ultimo ha affermato che "lo Shin Bet (i servizi segreti interni) ha scoperto e neutralizzato una rete terroristica organizzata dall’intelligence iraniana" per colpire "i nostri civili all’interno del territorio israeliano". E anche Trump non ha risparmiato un tweet a favore del "popolo dell’Iran, (quello) che tenta di riprendere il controllo del suo governo corrotto". "Al momento giusto vedrete un grande sostegno dagli Stati Uniti", ha assicurato sibillino.

Dichiarazioni che non aiutano ad abbassare la preoccupazione a livello internazionale. La Francia ha infatti deciso, "di comune accordo" con Rohani, di rinviare la visita prevista a Teheran nel fine settimana del suo ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian. Mentre per l’Ue, l’Alto rappresentante Federica Mogherini ha ribadito che "la perdita di vite umane è inaccettabile" e che "dimostrazioni pacifiche e libertà di espressione sono diritti fondamentali. Anche in Iran".

"Si devono evitare ulteriori violenze", è stato l’appello anche del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha deplorato ancora una volta "la perdita di vite umane", esortando "al rispetto dei diritti" degli iraniani.

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