Farah Abdi Warsameh
Estero
29.10.2017 - 09:400
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:21

Il terrorismo non dorme: attacchi e morti in Somalia e Afghanistan

Ancora un hotel preso di mira e di nuovo una strage, almeno 23 morti fra cui diversi bambini. Dopo il mega attentato di due settimane fa, i terroristi islamici somali Al Shabaab sono tornati a colpire Mogadiscio con un sanguinoso attacco coordinato di due autobombe, un kamikaze e soprattutto l'assalto a un noto hotel del centro, in seguito liberato dall'intervento delle forze di polizia: fra le persone tratte in salvo anche un ministro somalo.

Il bilancio è drammatico: oltre ai morti, 30 feriti. Le vittime dell'attacco all'hotel, secondo indiscrezioni, sono per lo più poliziotti e fra loro viene confermata la morte di un colonnello della polizia somala e di un ex deputato. Nella serata di sabato, mentre la battaglia ancora infuriava, i soccorritori hanno trovato i corpi di una donna e di tre bambini, uno dei quali un neonato, uccisi con un colpo d'arma da fuoco alla testa.

L'attacco è stato lanciato nel pomeriggio con un'autobomba che, forse guidata da un attentatore suicida, è esplosa davanti all'hotel Nasa-Habloid di Mogadiscio, nel pieno centro della capitale somala, nei pressi del palazzo presidenziale. Dopo circa mezz'ora nella zona è esplosa una seconda autobomba, stavolta vicino all'ex parlamento dove c'erano dei militari. Un kamikaze si è poi fatto saltare in aria sempre nell'area. Dopo la prima esplosione c'è stata l'irruzione di cinque terroristi nell'hotel: un testimone ne ha visti entrare tre in divisa militare, applicando una tattica di travestimento già attuata in passato, e per ore si sono uditi spari provenire dall'interno.

Sempre secondo i resoconti della polizia filtrati dai media, due Al Shabaab sono stati uccisi al primo piano mentre gli altri tre si sono asserragliati all'ultimo, lanciando anche granate contro la forze si sicurezza.  I terroristi hanno staccato la corrente all'edificio e quindi la battaglia stanza per stanza si è combattuta al buio. L'attacco è stato rivendicato dall'organizzazione integralista islamica somala mentre era ancora in corso l'azione.

Gli Al Shabaab invece avevano evitato di rivendicare, nonostante il governo li accusi senza dubbi, l'azione con il camion-bomba che era esploso due sabati fa causando la peggiore strage terroristica mai perpetrata in Somalia e una delle più sanguinose al mondo degli ultimi anni: 358 morti e 228 feriti, oltre a 56 dispersi. Il presidente somalo Abdullahi Mohamed ha dichiarato lo stato di guerra e fatto un tour nell'area per cercare appoggi per la sua riconquista del territorio controllato dagli Al Shabaab. I ribelli, cellula somala di Al Qaida dal 2012, vogliono imporre alla Somalia una versione estrema della sharia, la legge islamica, e per questo cercano di cacciare le truppe straniere dall'ex colonia italiana devastata una guerra civile iniziata nel 1991.

In Afghanistan sono invece entrati in azione i combattenti talebani, attaccando ieri un check-point della polizia nella provincia settentrionale di Kunduz. L'attentato ha causato la morte di almeno 14 agenti. Lo hanno reso noto fonti dell’amministrazione locale.

L’attacco, ha precisato Radio Killid, è avvenuto nel villaggio di Adam Khan del distretto di Khan Abad lungo la strada interprovinciale che unisce Kunduz a Takhar. Fonti locali hanno sottolineato che un solo agente è sopravvissuto all’imboscata tesa dagli insorti che hanno rivendicato l’operazione per bocca del loro portavoce Zabihullah Mujahid.

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