Estero
25.10.2017 - 21:090
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:21

Kenya di nuovo alle urne, ma senza l'opposizione

Con l’invito al boicottaggio fatto dal leader dell’opposizione Raila Odinga e tensioni che fanno temere nuove violenze, il Kenya va domani al voto per la ripetizione di elezioni che avevano già dato la vittoria al capo di stato uscente, Uhuru Kenyatta, e che secondo gli analisti certamente lo riconfermeranno.

La tornata si è resa necessaria dopo che le consultazioni dell’8 agosto furono annullate dalla Corte suprema per "irregolarità e illegalità". Il risultato che aveva visto Kenyatta imporsi con il 54% dei voti a fronte di un 45% attribuito a Odinga non potrà comunque essere stravolto anche perchè Odinga ha deciso di non ripresentarsi.

Proprio lui, leader della coalizione "National Super Alliance" (Nasa), aveva ottenuto l’annullamento del voto ma due settimane fa ha rinunciato a ricandidarsi accusando la Commissione elettorale di essere di parte e non in grado di garantire elezioni credibili.

Il ritiro è stato criticato da Usa, Ue e grandi Paesi occidentali che hanno lasciato intendere di considerare il leader troppo ondivago e con minore presa sul Kenya, anche rispetto alle tre tornate elettorali in cui già aveva perso dal 2007.

Un ricorso last minute per rinviare ancora il voto non è stato neanche esaminato dalla Corte suprema per mancanza di numero legale dei suoi componenti, facendo cadere l’ultimo ostacolo al voto.

Davanti a un raduno di suoi sostenitori a Nairobi, Odinga ha confermato il boicottaggio delle "elezioni della vergogna" ma ha anche esortato i militanti a non manifestare per le strade domani dato che, a suo dire, il governo è "assetato di sangue" e ha mobilitato la polizia "per uccidere".

Nei tre giorni di disordini che seguirono le elezioni dell’8 agosto morirono almeno 37 persone secondo una ong vicina al governo mentre Amnesty International e Human Right Watch hanno contato almeno 67 oppositori uccisi.

Secondo un diplomatico occidentale il clima è comunque meno teso di quello della "crisi keniana" del biennio 2007-2008 quando ci furono circa 1.200 morti (tra gli 800 e i 1.500 a seconda delle stime).

Odinga, invocando una sorta di disobbedienza civile, ha anche annunciato che la ’Nasa’ da oggi non è più una coalizione politica ma un "movimento di resistenza". Kenyatta, in un discorso televisivo, ha esortato al voto ma ha anche riconosciuto il diritto all’astensione.

Il clima di tensione è comunque testimoniato dal ferimento dell’autista di un giudice della Corte suprema e dal lancio di lacrimogeni per disperdere sostenitori di Odinga che avevano occupato le strade dopo il raduno e sassaiole con la polizia a Kusumu, roccaforte dell’opposizione.

In base alla Costituzione keniana il presidente per essere eletto "deve prendere una certa percentuale di voti", ha avvertito un diplomatico palando all’agenzia di stampa italiana Ansa. E ha attirato l’attenzione sul rilievo politico che avrà l’affluenza alle urne su quello che si profila come un "referendum sulla legittimità" della riconferma di Kenyatta. (Ansa)

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