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08.09.2017 - 19:120
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:20

Referendum, la Catalogna si ribella alla Spagna

Proiettata verso il voto del primo ottobre la Catalogna è uscita dalla legalità spagnola in nome della "legittimità catalana", in aperta ribellione alla Corte costituzionale di Madrid che le ha ordinato di fermarsi.

Barcellona, e tutta la Spagna, entrano in un "terreno ignoto", in una situazione imprevedibile e senza precedenti dalla Guerra Civile e dalla dittatura franchista. Dopo il pronunciamento su richiesta del premier Mariano Rajoy della Consulta spagnola, che ha sospeso il decreto di convocazione del referendum, il governo catalano va avanti ignorando lo stop venuto da Madrid.

Oggi sono scattate le prime misure repressive. Puigdemont e i ministri che hanno firmato il decreto di convocazione, la presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e quattro membri della presidenza sono stati denunciati per "disobbedienza", abuso di potere, malversazione di danaro pubblico per i costi del referendum. Rischiano condanne al carcere.

Altre denunce sono previste dopo che i giudici costituzionali avranno accolto l’ultimo ricorso oggi di Rajoy contro la legge di "rottura" dalla Spagna (se vincerà il "sì" il 1/o ottobre) approvata la notte scorsa dal parlamento catalano in aperta sfida alla Spagna. La procura dello stato non esclude il sequestro dei beni dei dirigenti della Catalogna per coprire le spese del referendum.

I 948 sindaci catalani sono stati diffidati, pena sanzioni penali, dal collaborare all’organizzazione del voto. La stessa diffida è arrivata a 105 alti funzionari catalani fra cui il maggiore Trapero, capo dei Mossos d’Esquadrsa. Il ruolo della polizia regionale può rivelarsi cruciale. Dipende da Puigdemont ma la procura spagnola le ha ordinato di "impedire" il referendum.

La Guardia Civil, la polizia spagnola, ha già iniziato a muoversi, con un prima perquisizione oggi in una tipografia in cerca di materiale elettorale per il referendum.

Nonostante la crescente pressione dello stato spagnolo il fronte indipendentista non si ferma. Il governo Puigdemont ha iniziato a reclutare volontari per il referendum. Ci sono già 23’000 candidati. Più di 560 sindaci si sono schierati con il "President" nonostante le diffide di Madrid. Non è ancora chiaro che cosa farà il sindaco della capitale, Barcellona, Ada Colau, eletta con Podemos.

L’impressione è però che Madrid per ora voglia evitare di calcare eccessivamente la mano e di rischiare di infiammare troppo gli animi. Almeno fino a dopo la Diada di lunedì, la festa nazionale catalana che vedrà una marea umana scendere in piazza a Barcellona in difesa del referendum. Sono già più di 360’000 gli iscritti. Poi potrebbe iniziare lo scontro più duro.

Il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo non ha escluso oggi che Madrid possa fare ricorso – oltre che a magistratura e polizia – alla "arma atomica" dell’art. 155 della Costituzione, con il quale Rajoy potrebbe fra l’altro destituire Puigdemont e sospendere l’autonomia catalana. Una misura che rischierebbe però di provocare reazioni incontrollabili in Catalogna.

E reazioni molto critiche all’estero, dove molti non capiscono perché nell’Ue chi organizza un referendum diventa premier in Scozia ma in Catalogna rischia di finire in carcere. (Ats)

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